L’altro volto di Benedetti Michelangeli

(...) sulle colline di Lugano: lì dove abbandonò gli affanni di questo mondo - lui che accarezzò sempre la morte con la stessa morbosa attrazione con la quale sfiorava i tasti del suo Steinway - nel giugno del ’95. Fu anche per questo volontario isolamento che sul Maestro è scesa negli anni una cortina di aneddoti e dicerie che ne hanno in qualche modo sporcato la memoria, dell’uomo e dell’artista. A riconsegnarci un ricordo diretto, senza mediazioni, e per questo più vero, è lo scrittore milanese Armando Torno, per anni responsabile e critico musicale del supplemento culturale del Sole-24 ore che nel suo nuovo Arturo Benedetti Michelangeli. Un incontro (Morcelliana, pagg. 60, euro 7) racconta le sue frequentazioni con il Maestro nell’eremo di Pura (privilegio riservato a pochissimi): il suo ascetismo francescano, la sua umanità, il suo essere meno gelido e altero di quanto molti presunti «amici» lo hanno dipinto.
Torno, che fu ospite più volte nella villa svizzera di Benedetti Michelangeli, ne svela il lato umano (la debolezza per alcuni riti, come quello dell’«abate», la bottiglia di Dom Perignon stappata per celebrare un evento particolare), l’intransigenza (e non solo nella preparazione dei concerti: il maestro riconsegnò la Croce all’Ordine di Malta quando scoprì che i fondi da lui racconti non erano stati dati in beneficenza come promesso), l’elegante stravaganza (rifiutò otto lauree honoris causa: «Cosa me ne faccio?», si giustificava... ). Come ricorda Torno, su Benedetti Michelangeli - la memoria pianistica del ’900 - «si potrà dire di tutto e l’esatto contrario, ma ben poco si riuscirà ad aggiungere ai suoni che ci ha lasciato in eredità».