L’altrofestival Musica e storie dell’Africa nera

Una rassegna sulle migrazioni per due settimane

Andrea Indini

Dal Muro di Berlino all'Africa nera, due settimane di musiche, danze popolari, rappresentazioni teatrali e clown che fanno piangere e sorridere nello stesso tempo. Al Teatro Greco (piazza Greco 11, prenotazioni: 02-6691.367) ha aperto i battenti L’altrofestival, l'ottava rassegna teatrale delle migrazioni diretta da Leonardo Gazzola.
La rassegna teatrale prevede per oggi e domani Evu mana bodo - genesi bantu: lo spettacolo di Séverin Cécile Abega è tutto giocato su una narrazione in bilico tra caricatura, musica, ritualità e comicità. Il regista, Leonardo Gazzola, porta sul palcoscenico una genesi esoterica recuperata per miracolo dopo che per più di un secolo era stata tenuta nascosta alla furia devastatrice dei colonizzatori perché relativizzava le fondamenta sulle quali poggiavano i predicatori cristiani. «È una risposta - interviene Gazzola - agli integralismi, all'arroganza di credere di appartenere a una civiltà superiore, alla facile manipolazione di tante persone». Domenica e lunedì i ragazzi di Bucarest porteranno al Teatro Greco Un naso rosso contro l'indifferenza, la storia di Miloud Oukili, il clown franco-algerino che, in Romania, ha deciso di mettersi a giocare con i ragazzi di strada. Martedì, invece, è in cartellone lo spettacolo di Lazare Ohandja, Ogni tempo ha le sue abitudini. Parole e movimento, teatro e danza, un incontro di tempi e culture diverse. «Il tempo è immenso o infinito - spiega la regista che ha curato anche la coreografia dello spettacolo - e noi siamo nati trovandolo: diamo dunque tempo alla vita e vita al tempo. Il corpo, senza saperlo, rispecchia questa struttura».
Mercoledì Giacomo Gamba porterà sulla scena, insieme a Abderrahim El-Hadiri e Sergio Mascherpa, l'incontro-scontro di due uomini appartenenti a civiltà differenti. Extracom intreccia le storie di un extracomunitario che ha lasciato la sua terra alla ricerca del benessere e di un occidentale che ha abbandonato la propria civiltà postmoderna perché insoddisfatto. In un continuo cambio di ruoli e prospettive, la situazione evolve solo quando i due uomini iniziano a prestare attenzione alle parole dell'altro. «Questo spettacolo - racconta Mascherpa - raccoglie immaginarie avventure che sottolineano l'abbattimento delle barriere alla riscoperta del silenzio, ispiratore di nuovi sogni per il futuro». In cartellone per giovedì e venerdì 10 Che furor illustri la mirabil murga, uno spettacolo definito d'assalto e nato sulle note di una banda popolare dell'Uruguay. Calati nelle armature immaginarie dei paladini, ormai svuotate delle loro antiche passioni, i clown - diretti da Raùl Iaiza - scopriranno che la storia si ripete e che quello che stanno mettendo in scena è l'immediato presente con le sue storiche follie nutrite da una qualsiasi guerra senza fine. «In uno spazio di finzioni e verità - spiega il regista - dal lontano passato, l'epica cavalleresca si fa sentire portando al galoppo la poesia e la fantasia, moderni ingredienti indispensabili per la quotidiana sopravvivenza». Per sabato 11 è prevista la rappresentazione di un progetto modenese, Arrabat, spettacolo diretto da Amal e Samir Oursana: intrisa di cultura musulmana, la pièce vuole mettere in scena la difficoltà intellettuale di essere immigrato o figlio di un immigrato. La rassegna si chiuderà domenica sera (ore 18) con Africa racconta di Modou Gueye. Galline magiche, lepri astute, lo sciocco del villaggio che forse non è così sciocco, come un uomo bianco impara a vivere con i popoli della foresta e tanti altri racconti alcuni magici, altri tratti dalla vita quotidiana in Senegal. Un momento di condivisione della parola tra narratore e spettatori, quasi sospeso nel tempo.