«L’Ama ha mentito sui guai in Colombia»

Un lodo arbitrale dell’8 settembre impone alla società capitolina di risarcire 350mila euro al socio di Bogotà per «condotta colposa»

Massimo Malpica

Mentre si prepara a «scalare» il gotha dell’immondizia ad Abu Dhabi, Teheran e Algeri, dimostrando quantomeno una risoluta tenacia nel gettare lo sguardo fuori dai patri confini, l’Ama inciampa di nuovo nelle sue attività internazionali, ed è ancora una volta Andrea Augello di An ad accedere le luci sulla scivolata della spa comunale, tornando sul «caso Colombia» e accusando i vertici dell’azienda di «aver mentito ancora una volta».
A Bogotà l’azienda municipale ambiente, riunita in un consorzio temporaneo di imprese, nel 2003 aveva perduto la gara internazionale per la gestione del servizio di raccolta rifiuti e pulizia delle strade. Un verdetto che secondo la «Corpoazeo Total Sa Esp», socia della spa romana, era «colpa» della spa capitolina, che avrebbe presentato dati errati o inesatti nel presentare l’offerta. Tanto che la stessa Corpoazeo aveva chiesto cinque milioni di euro di danni all’azienda romana, citandola per danni. La vicenda viene sollevata da Augello a fine anno, insieme al dettaglio che, nel management dei soci della SpA comunale, ci sarebbe stato anche un personaggio condannato per corruzione. L’Ama replica seccata, ricordando in un comunicato del 29 dicembre di «aver agito con la massima trasparenza e linearità», smentendo la voce di inesattezze nei requisiti forniti, negando che la richiesta di risarcimento su cui «si dovrà esprimere un collegio arbitrale» fosse «per cifre esorbitanti come quelle paventate da Augello» e infine annunciando di voler aspettare «fiduciosamente che si esprimano gli organi designati». Atteggiamento legittimo, se non fosse che alla data del comunicato di Ama il collegio arbitrale si era già espresso. E lo aveva fatto da quasi quattro mesi, come certifica la sentenza di condanna, che porta la data dell’8 settembre 2005, recuperata da Augello. Una sentenza il cui dispositivo, condannando la SpA a risarcire quasi un miliardo di pesos al socio colombiano, mette nero su bianco che «Ama spa assunse una condotta gravemente colposa, fornendo un’informazione inesatta per l’elaborazione e presentazione dell’offerta da parte dell’associazione temporanea d’impresa nella licitazione pubblica internazionale 001 del 2002, non rispettando l’“accordo di unione temporanea”».
Carte alla mano, il vicepresidente del consiglio regionale, rimarcando che tra risarcimento danni e spese per progettazione, viaggi, costituzione dell’ati e parcelle legali l’infruttuosa gita colombiana dovrebbe essere costata almeno 500mila euro ai contribuenti romani, parte deciso all’attacco. «Ama - spiega l’esponente di An in conferenza stampa - ha mentito ancora. I manager di Veltroni sono stati condannati a settembre dal Tribunale di Bogotà al pagamento di 350mila euro di danni: a dicembre avevano annunciato di attendere il giudizio del collegio arbitrale... perché hanno mentito?».
Sulle anomalie nei requisiti allegati alla documentazione presentata per partecipare a quella gara tornano il consigliere comunale Luca Malcotti (che chiede al sindaco Walter Veltroni di intervenire sulla vicenda) e l’assessore municipale all’Ambiente del XIX municipio Federico Guidi. «Per la gara - spiega Guidi - erano richieste esperienze nella manutenzione del verde, e Ama avrebbe dichiarato una media di 24,5 milioni di metri quadri di verde tagliato ogni anno. Roma ha in tutto 30 milioni di metri quadri di verde, e la capitale ha un Servizio giardini che è addetto alla manutenzione. Siamo curiosi di sapere in che modo sia stata costruita questa certificazione».
Arriva, puntuale, la replica della spa capitolina, il cui incipit è curiosamente lo stesso di quello della risposta ad An datata dicembre. «L’Ama ha agito con la massima trasparenza e linearità nel corso di tutta la vicenda», spiega in una nota, difendendosi dall’accusa di aver voluto nascondere una sentenza che «è ancora sub iudice, visto che l’Azienda ha presentato ricorso presso i competenti organi colombiani per l’annullamento della decisione».
Nel silenzio di Veltroni (che per la parlamentare europea di An Roberta Angelilli è il «responsabile politico di questa figuraccia mondiale»), ancora Augello stronca la reazione dell’Ama. «I vertici della Spa si trovano in una condizione impresentabile e inaccettabile, come chiunque, tentando goffamente di mentire, venga preso con le mani nel sacco. Non è normale che l’opposizione debba trovarsi da sola le carte e le prove di quello che combina una spa pubblica: bisogna riportare sotto il controllo democratico pezzi di questa città che tentano di nascondere i loro fallimenti dietro una rete di alibi, omissioni e bugie, protetti da un ceto politico arrogante e indisponibile a render conto del proprio operato».