L’amaro compleanno di Prodi: "Dimenticatemi"

Domani il Professore compie 69 anni, lontano da amici e giornalisti. L’appuntamento cult durante il governo dell’Unione passerà sotto silenzio dopo la disfatta elettorale di aprile. L’ex presidente del Consiglio spera in un incarico all’estero, ma le sue chance sono
poche

Era un appuntamento fisso nell’agenda politica di mezz’estate. Nei giorni in cui il Parlamento chiudeva per ferie e i suoi inquilini si disperdevano in giro per il mondo a svacanzare, Romano Prodi convocava gli affetti più cari (parenti, amici, amministratori locali e giornalisti al seguito) a Bebbio per festeggiare tutti assieme il suo compleanno. Mentre i colleghi deputati davano l’assalto ad aerei e velieri, il Professore faceva professione di modestia e il 9 agosto stappava champagne e tagliava gigantesche torte nel paesello sull’Appennino reggiano dove la sua famiglia possiede un palazzotto. Era la data simbolo del prodismo, con la sua umiltà esibita, la discrezione sbandierata, l’understatement ostentato. Un raduno domestico celebrato davanti alle telecamere, una ricorrenza privata usata per arpionare una prima pagina.

Quest’anno non c’è nulla da sbandierare. Domani Romano Prodi non spegnerà le 69 candeline a Bebbio, ma neppure a Castiglione della Pescaia, nel bungalow sotto una pineta dove l’anno scorso si era riposato con la famiglia. Niente rimpatriate con il clan, soprattutto niente giornalisti o fotografi. Festeggerà in viaggio, di ritorno da Marettimo, l’isola delle Egadi più lontana dalla Sicilia, dove ha passato le ultime tre settimane. Attorno a sé non vuole altri che la moglie, i figli, i nipoti. Nessuno che lo disturbi con domande su Veltroni o D’Alema, Letta o Tremonti, Cina o Tibet. Il compleanno non coincide a caso con il lungo viaggio di rientro. «Voglio essere dimenticato», ha detto alle persone più vicine.

C’è tutta l’amarezza e l’orgogliosa solitudine di una stagione chiusa, in questa scelta dell’ex premier. Nel mortorio estivo, l’appuntamento agreste di Bebbio era una scossa di vita. Prodi non faceva mai mancare le sue dichiarazioni piene di pacioso ottimismo: «Governerò cinque anni ma serve la riforma elettorale - aveva profetizzato due anni fa - saremo compatti, la Finanziaria non sarà lacrime e sangue». Cominciava la giornata con la sgambata in bicicletta su e giù per i colli, o con un’ora di corsa in pineta, in maglietta e pantaloncini, facendo ansimare la scorta. Trascorreva il resto della mattinata a rispondere agli auguri giunti per sms o per telefono: non mancavano mai le chiamate di Napolitano, Veltroni, Fassino ed Enzo Biagi, nato lo stesso giorno 19 anni prima.

Le sue vacanze rigorosamente italiane, popolari, accompagnate da auto Fiat, erano assalite dalla curiosità che avvolge il lato privato dei potenti. Le cronache riferivano con puntualità cosa faceva, cosa mangiava, con chi, dove, quando, se affittava una canoa, se gli regalavano una frusta lunga come il tavolo del governo, se ha bevuto un espresso o parlato con la Merkel. Un anno fa, forse presagendo la catastrofe, aveva scelto la privacy di un villaggio turistico maremmano, senza interviste né dichiarazioni, ma concedendosi agli obiettivi in costume da bagno con la moglie Flavia e i nipoti.

Oggi Prodi è un ex. Palazzo Chigi, l’Ulivo, i democratici, i pullman, Bruxelles: tutto passato remoto. Perfino i bookmaker inglesi lo danno 1 a 13 come primo presidente permanente dell’Unione europea; meglio di lui Tony Blair (1 a 6) ma anche un quasi signor nessuno come il danese Anders Fogh Rasmussen (1 a 3). Abbattuto dai suoi stessi alleati, dimissionato da loft e veltronismi, Prodi ha lasciato la politica italiana e cerca all’estero nuove ragioni di impegno. Ha piantato un ulivo a Tirana, ha tenuto conferenze in Francia e Spagna, ha messo mano a un libro, ha istituito la «Fondazione per la pace e la cooperazione fra i popoli» che da Bologna dovrebbe diventare una cerniera tra l’Occidente sviluppato e l’Africa, il continente dove aveva promesso di ritirarsi Veltroni conclusa la missione in Campidoglio. Ha ricevuto il premio «Abolizionista dell’anno 20008» da Emma Bonino.

Una sola uscita in piazza per il presidente del Consiglio più impopolare della repubblica, al Festival dell’Europa a Pesaro, dove ha manifestato la «disponibilità» ad assumere un ruolo internazionale. Se il desiderio, carico di fierezza e di rancore, è davvero quello di farsi dimenticare, Prodi ce la sta mettendo tutta. A sinistra non fanno nulla per ricordarlo. E un triste silenzio ammanta il compleanno numero 69.