L’amaro precipizio delle Torri di carta

Quel giorno lo ricorda fin troppo bene: «La cosa che mi colpì di più fu la faccia di mia figlia. Aveva visto l’impatto degli aerei dalle finestre della classe, ma aveva sperato che fosse un videogioco». Art Spiegelman, premio Pulitzer 1992, padre e madre sopravvissuti ai campi di sterminio, è un mito dei fumetti. Suo è Maus sull’Olocausto dove gli ebrei sono disegnati come topi perseguitati dai gatti nazisti. Suo L’ombra delle Torri sull’11 settembre. Doveva essere un diario personale, è diventato un atto d’accusa: «All’inizio ero così sicuro della fine del mondo, che non volevo neppure iniziare: pensavo che non avrei vissuto abbastanza per finirlo». Invece ha confezionato un capolavoro, personalissimo e allucinato, dove il fumetto sfida l’assurdo di quell’orrore. Con una morale: è da quando non ci sono più le Torri che viviamo nell’ombra.