L’amaro teatrino del Professore

Turi Vasile

Chi è senza peccato scagli la prima pietra. Poiché non sono senza peccato mi sia consentito scagliare la prima pietra anche perché si tratta di una specie di boomerang destinato a colpire me stesso. Ho infatti un senso di colpa che grava sulla mia coscienza per essermi permesso di irridere un personaggio importante con la scusa che avendo questi scelto di essere pubblico si è automaticamente offerto come bersaglio nel bene e nel male. Ringrazio chi mi dà oggi la possibilità di fare ammenda, anche se so che il mea culpa rischia di passare inosservato, soprattutto presso il diretto interessato, alto sul suo legittimo piedistallo.
Io, dunque, non sono mai riuscito a prendere sul serio l’onorevole Romano Prodi; il suo riso pressoché perenne, la sua voce ora grave ora in falsetto, i suoi ammiccamenti, quelle mossette a indici elevati, il tono da «come ti erudisco il pupo», eccetera mi distraggono dagli argomenti da lui trattati. L’onorevole bolognese è invece un monumento che la mia pochezza non è riuscita ad apprezzare. Per lui parlano i fatti: egli ha rettamente amministrato miliardi di miliardi di vecchie lire per conto dell’Iri, è stato ministro, presidente del Consiglio italiano, presidente della Commissione europea. Una coalizione inoltre variamente assortita come l’Unione sembra fare quadrato di Villafranca intorno a lui, decisa a riportarlo a Palazzo Chigi sugli scudi vittoriosi del voto popolare.
Chi sono io, oscuro pigmeo, per osare di giudicarlo appena vedo la sua faccia ridanciana sul piccolo schermo o sulla stampa? Devo probabilmente il mio giudizio irriguardoso a una cattiva lettura. Colpa di Giovanbattista Della Porta, di cui feci conoscenza all’università con una tesi di laurea sul suo teatro, relatore l’italianista famoso e comunista eccellente Natalino Sapegno. Le commedie del napoletano, vissuto a cavallo del XVI e XVII secolo, hanno favole simili, qualcuna identica, a quelle delle tragedie di Shakespeare; ma a differenza del catastrofismo inglese, finiscono a tarallucci e vino. L’autore le definiva infatti scherzi per passatempo, essendo egli scienziato, fondatore dell’Accademia dei Lincei, progettista della camera oscura e della lanterna magica, inventore del telescopio e studioso di geometria, astrologia, psicologia e - dannazione! - fisiognomica. Fu fatale perciò che la mia curiosità giovanile mi conducesse a rovistare nei suoi trattati, principalmente in quello intitolato De Humana physiognomonia, e mi facesse appassionare a quei rilievi che precedevano di qualche secolo quelli di Lombroso. Questi, però, riteneva di poter trarre giudizi criminologici dallo studio dei tratti del viso; Della Porta si limitava esclusivamente a giudizi caratteriologici.
Da dilettante confesso di aver tentato di applicare le regole del commediografo napoletano all’immagine di Prodi. Il risultato non è stato ohimè positivo, perché la mia goffa indagine ha rilevato una fiducia superstiziosa nello spiritismo e nei gesti scaramantici e soprattutto una certa immaturità. Del resto lo stesso presidente dell’Unione ha dichiarato di essere un baby in politica, dopo però essersi definito adulto in religione. L’infantilismo è peraltro generalmente diffuso dentro tutti noi: esso, sotto l’apparenza innocente e conciliante nasconde spesso una certa perversità vendicativa. Ribadisco insomma la mia colpevolezza; autodenuncio la mia indiscrezione che mi porta a spiare nella casa altrui trascurando la mia e per di più la mia idiosincrasia dovuta forse al fatto che egli primeggia in un’area politica che non è la mia.
Ciò detto mi auguro sinceramente che alle primarie l’onorevole Prodi sia confermato sovrano assoluto dell’Unione, secondo me non c’è nessuno più degno di lui. Se fosse bocciato - e non ci credo - il suo posto potrebbe forse essere preso da un altro dei candidati in corsa: l’uomo di Stato Alfonso Pecoraro Scanio.