«L’amavo, non so perché l’ho uccisa»

da Lecco

All'apparenza calmo, consapevole del suo tremendo gesto. Così Marco Izzo è apparso davanti alla Pm, Paola Dal Monte. «L’ho uccisa ma non so perchè. L'amavo, non volevo farle del male». Invece l’ha massacrata, nonostante in grembo portasse una creatura di tre mesi, con almeno sei-sette coltellate, ferendo gravemente anche la figlioletta che tentava disperatamente di proteggere la mamma.
Ora, il fabbro trentunenne di Valmadrera è accusato di omicidio volontario aggravato dai futili motivi. E dovrà rispondere anche del tentato omicidio di Beatrice, otto anni, la primogenita.
Nelle sue prime, parziali, ammissioni l’assassino non avrebbe saputo dare una spiegazione logica al folle gesto. Questa più o meno la sua ricostruzione di quanto accaduto all’alba di lunedì: lui deve andare al lavoro, a momenti arriverà il fratello con cui divide la società in paese, la «Izzo fabbri s.a.s.». Anche la moglie Simona, 28 anni, si sveglia. I due inspiegabilmente cominciano a parlare di quei piccoli problemi che stanno attanagliando la famiglia. Niente di grave, ma comunque un motivo di stress. La discussione, però, si fa sempre più accesa, stavolta volano parole grosse. È la miccia che innesca la furia omicida. Lui, ad un certo punto, impugna un grosso coltello da cucina e infierisce su di lei. Il trambusto sveglia la piccola Beatrice e il piccolo Lorenzo, il secondogenito. La bimba scende dal letto a castello e, al buio corre in cucina per vedere cosa stia accadendo. Forse cerca di difendere la mamma. E rimedia anche lei sei fendenti. Sottoposta a un lungo intervento chirurgico è ricoverata in rianimazione all’ospedale Manzoni, ma le sue condizioni appaiono in lieve miglioramento. A preoccupare i medici sono le lesioni riportate al polmone e al fegato.