L’AMBASCIATORE DELLA CHIAREZZA

Attenzione, attenzione. Stiamo per parlare di un piccolo miracolo radiofonico. Il ciclo di Alle otto della sera in onda tutti i giorni, dal lunedì al venerdì, dalle 20 alle 20.30, su Radiodue, fino al 7 ottobre, è un miracolo perché parla di massimi sistemi, di equilibri geopolitici, di scontro di civiltà, di scenari militari e internazionali, di questione palestinese, di scontri nel Kosovo, di polveriera cecena, di guerre africane, di corsa al riarmo nucleare in Corea del Nord e in Iran, di Eta, di Pkk, di pace in Irlanda.
In una parola, parla di cose di cui, normalmente, una persona normale non parla. Nel senso che non se ne parla al bar, nelle discussioni nel salotto degli amici e nemmeno in televisione. Mi scuso, ovviamente, se qualcuno di voi ne parla nel salotto degli amici o al bar. Ma, insomma, il concetto è chiaro. Eppure, questo ciclo di Alle otto della sera fa il miracolo di parlarne facendosi capire come se si parlasse al bar o fra gli amici. Beninteso, ovviamente, senza fare «discorsi da bar».
Il titolo del ciclo-miracolo è Il mondo dopo l’11 settembre e, non a caso, il direttore di Radiodue Sergio Valzania l’ha programmato a partire dal 12 settembre. Il lavoro artigianale che c’è dietro all’appuntamento più tradizionale - e forse per questo più rivoluzionario - dei media all’ora di cena è firmato come sempre da Angela Zamparelli, la regia è di Vittorio Attamante. Ma il vero protagonista assoluto è Sergio Romano, autore e voce narrante del programma, mai così chiaro ed efficace nel suo racconto.
Ora, chi conosce l’ambasciatore Romano sa che è sempre lucido e lineare nei suoi discorsi, tanto da rimanere interessante anche quando e per chi non lo condivide. Ma sa anche che, per quanto sia efficace, non è un allegrone che balla davanti alle telecamere o ai microfoni. Persino ascoltandolo senza vederlo o addirittura senza mai avere visto una sua fotografia è praticamente impossibile immaginare Sergio Romano scravattato o con un solo capello fuori posto. Persino ascoltandolo, Sergio Romano lo si «vede» con il panciotto, il portamento rigidissimo, lo sguardo severo da prof che non ne passa una ai suoi studenti. Essere anche solo qualcosa meno che serissimo non è nella sua indole, non è il suo mestiere e non sarebbe nemmeno giusto che lo facesse.
Eppure, fatte salve le sue peculiarità caratteriali e dialettiche, Sergio Romano è straordinario nel tenere alta l’attenzione di chi ascolta e merita tanto di cappello. Anche per lo spirito con cui racconta il mondo prossimo venturo, fin dalle sue note programmatiche: «Questo nuovo ciclo non delinea prospettive e non offre certezze. Si limita a disegnare una mappa delle crisi e a offrire, qua e là, un bastone su cui l’ascoltatore viandante potrà appoggiarsi lungo la strada». Bel bastone.