L’ambasciatore a Minsk porta pena

Una lettera aperta al ministro degli Esteri Franco Frattini ha gettato nell’imbarazzo i settanta imprenditori italiani che da lunedì si trovano a Minsk, la capitale bielorussa, a caccia d’affari. La lettera, circolata tra l’incredulità dei membri della delegazione capitanata dal viceministro allo Sviluppo Economico Adolfo Urso, era scritta, su carta intestata e con bollo ufficiale, dal nostro ambasciatore in Bielorussia Giulio Prigioni. Nella missiva Prigioni si lamenta a gran voce di non essere mai stato promosso, negli ultimi 10 anni, al rango di «Ministro plenipotenziario», e che questo lo porterà «ad una pensione molto ridotta rispetto a quella di molti altri colleghi. Frattini, in questi giorni a Bruxelles, sembra non abbia battuto ciglio. Anche perché è buona tradizione tra le feluche di risolvere in casa i problemi. Ma l’ambasciatore deve essersi dimenticato che i panni sporchi si lavano in famiglia.