L’ambulanza resta in garage Stop al business delle dialisi

Niente più truffe, niente più onlus che cercano di intascare denaro sulle spalle dei pazienti, niente più ambulanze che abusano della sirena. L’Asl fa pulizia nella giungla delle associazioni di volontariato e mette fine al business che si nasconde dietro la gestione dei mille pazienti in dialisi a Milano e dintorni. «Dal primo gennaio si cambia musica - assicura il direttore dell’Asl di Milano, Walter Locatelli -. Abbiamo fissato paletti molto più rigidi e i requisiti che chiediamo alle associazioni per stipulare le nuove convenzioni sono ferrei».
In effetti ci sarà poco da fare i furbi: d’ora in avanti ogni associazione non potrà trasportare più di 120 pazienti all’anno e ne potrà far salire in ambulanza solo uno alla volta. La nuova regola fa da antidoto contro le «infornate» di dializzati sui mezzi di soccorso e contro gli appostamenti fuori dagli ospedali per accaparrarsi più clienti. A breve finirà anche l’epoca dei tragitti a sirene spiegate per fare più corse e ricevere più rimborsi: l’Asl infatti continuerà a pagare la singola corsa (aumentando addirittura il rimborso da 46 a 49 euro) ma ha stabilito un tetto massimo di tragitti al giorno, che non dovranno essere più di 14.
In sostanza, saranno ripartiti in modo più equo i 3,4 milioni che vengono distribuiti ogni anno alle onlus per l’accompagnamento dei pazienti in dialisi. «Il nostro obbiettivo - spiega Massimo Sabatino, responsabile dell’ufficio convenzioni - è che non ci siano associazioni egemoni che strappino il lavoro alle altre per guadagnare sui pazienti. Ma vogliamo la massima trasparenza». Con le nuove regole, si calcola che ogni associazione riceverà al massimo circa 160mila euro all’anno. Fino ad oggi invece c’è stato chi, gonfiando i numeri, sgomitando e camuffando i registri è riuscito a ricevere rimborsi pari al doppio. Niente più business mascherati da volontariato.
I nuovi contratti prevedono anche una suddivisione del servizio per zone in modo da abbassare il più possibile i costi e migliorare la logistica evitando che un’ambulanza debba schizzare da un lato all’altro della città. Per valutare le offerte, l’Asl terrà in considerazione anche lo sconto che ogni singola associazione offrirà sul rimborso del trasporto. Sconto che tuttavia non potrà superare il 7% per non abbassare troppo il livello del servizio. «Alzando così tanto l’asticella delle caratteristiche delle associazioni - spiega Locatelli - correvamo il rischio di non ricevere domande. In realtà non è stato così e già 21 associazioni sulle 26 di oggi hanno manifestato il loro interesse. Presumiamo quindi che abbiano tutti i requisiti che chiediamo. E così riusciremo a fare pulizia e a salvare il lavoro di chi vale».
Nel frattempo continueranno le ispezioni e i controlli dell’Asl nelle sedi delle onlus assieme a Nas e vigili per verificare la preparazione dei volontari e lo stato dei mezzi di trasporto. In questo modo si tirerà una linea: da parte i gruppi a cui non rinnovare il contratto e dall’altra le associazioni serie. È la stessa Croce Rossa ad apprezzare i controlli più ferrei «in quell’arcipelago di “croci“ che esistono a Milano e provincia dagli anni Sessanta e che vengono gergalmente chiamate “private“. Se non c’è la moralità - fanno notare il commissario regionale della Cri Alberto Bruno e il commissario regionale Maurizio Gussoni - ma la logica che muove tutto è quella del profitto fine a se stesso, allora l’associazione umanitaria diventa una mera azienda di trasporti e la persona sofferente perde il suo profilo umano diventando solo un pacco da portare il più rapidamente possibile a destinazione».