L’America che crede. E quella che dubita

La domanda è scomoda, quanto fondamentale: «Tu credi?». Ma Antonio Monda la rivolge a diciotto tra scrittori, registi, attori, trascinando anche i più reticenti in una conversazione senza veli su Dio. Sono intellettuali e artisti di primo piano, diversi per sesso, religione e tradizione culturale, ma tutti hanno trovato negli Stati Uniti una patria e il luogo della libertà, dell’espressione e della tolleranza religiosa, malgrado tanti contrasti.
Dalle interviste di Monda - scrittore, regista e critico cinematografico che insegna alla New York University - è nato il libro Tu credi? Conversazioni su Dio e la religione (Fazi): alla sua provocazione sull’esistenza di Dio e la scelta di vita che ne deriva, molti reagiscono ritraendosi. Difficile rispondere in tutta onestà. Difficile parlare in prima persona di questi temi, anche per personaggi illustri, che sono l’immagine dell’America in cui si confrontano puritanesimo e consumismo, dove tanto si parla di rinascita religiosa ed è grande l’influenza sulla politica dei teocon, i teocrati conservatori.
Lo scrittore ebreo Saul Bellow dice di credere in Dio, ma di non volerlo «scocciare» con una preghiera che non sia di ringraziamento e teme di cadere nel banale raccontando come se l’immagina. L’anglo-pachistano Salman Rushdie, di famiglia musulmana e perseguitato da una fatwa islamica, confessa di non aver mai avuto fede in Dio ma di credere in un’anima mortale. È il giorno dei funerali di Giovanni Paolo II e lui commenta: «Il Papa, che ha avuto certamente una vita ricca e importante, è morto per sempre. Come tutti». Anche per la poetessa Grace Paley, che si dice atea, «la morte è la fine di tutto». Il regista Martin Scorsese ricorda la sua infanzia a Little Italy in una famiglia cattolica, quando faceva il chierichetto e condivideva con un giovane prete la sua passione per il cinema. Dice di essere un cattolico che non segue «rigorosamente l’ortodossia» e la cui fede sta nella «ricerca costante». «La ricerca è più importante della conclusione», concorda la scrittrice di origine africana Toni Morrison. «Ritengo che Cristo sia il primo femminista - dice Jane Fonda - e mi definisco una femminista cristiana». Di formazione protestante e amante della meditazione trascendentale, il regista David Lynch dice: «Credo che esista un essere divino, onnipotente ed eterno, ma non sento la necessità di una Chiesa, perché il bene e il male sono dentro di noi».
La fede? «Un qualcosa che non ho», risponde Spike Lee, regista di famiglia battista, che aggiunge però: «Credo fermamente nella famiglia, anche se so che è un cavallo di battaglia di molti reazionari». È un agnostico Arthur Schlesinger jr., storico e biografo kennediano. Lo scrittore ebreo Nathan Englander racconta di baciare la Bibbia ogni volta che la vede. Non ha fede, invece, lo scrittore Michael Cunningham ma considera un eroe chiunque creda in qualcosa «che non sia lo shopping».