L’America cresce troppo poco per rilanciare l’occupazione

Il Book of the year 2010 degli Stati Uniti è ormai già scritto. Nulla toglie e niente aggiunge il dato definitivo sulla crescita economica nel terzo trimestre, diffuso ieri, nonostante il piccolo ritocco verso l’alto (da +2,5 a +2,6%) risultato comunque inferiore alle previsioni degli analisti (+3%). Di fatto, con questi ritmi di crescita, l’America non ha la spinta sufficiente per curare la metastasi della disoccupazione. Non è anzi improbabile che il prossimo anno il tasso dei senza lavoro, attualmente attorno ai 15 milioni, possa superare il 10%.
Allontanati i timori legati alla possibilità di una ricaduta in recessione (la famigerata double dip recession) e riposte le paure da deflazione, resta - apparentemente irrisolvibile - il rebus del mercato del lavoro. La troppa gente a spasso è già costata a Barack Obama la disfatta delle elezioni di mid term. Più che sulla crescita del Pil, fatto su cui nessuno sembra ora aver più dubbi, il 2011 si preannuncia cruciale per l’inquilino della Casa Bianca proprio perché Main Street, cioè la gente, pretende un netto miglioramento dell’occupazione. Ieri Obama ha detto che gli sgravi fiscali aiuteranno la crescita e l’occupazione, ma al tempo stesso ha richiamato la necessità di affrontare anche il nodo della spesa governativa. «Il deficit e il debito vanno ridotti», ha spiegato il presidente, secondo il quale «non possiamo permetterci nel lungo termine gli sgravi fiscali per i più ricchi».
La Federal Reserve, naturalmente, non farà mancare al presidente il proprio sostegno: i tassi resteranno schiacciati vicino allo zero presumibilmente fino al 2012; inoltre, Ben Bernanke ha di recente confermato l’intenzione di acquistare titoli pubblici per 600 miliardi di dollari allo scopo di stimolare l’economia.
Grazie alla manovra di quantitative easing-bis gli Usa dovrebbero cogliere i vantaggi derivanti dall’abbassamento dei tassi a lungo termine e dall’ulteriore indebolimento del dollaro, che tra luglio e settembre ha già garantito un aumento delle esportazioni del 6,8% contro il 6,3% della stima precedente. Ma basterà per allontanare il Paese dalla jobless recovery? Se le imprese, finora riluttanti, non ricominceranno ad assumere, poco potranno fare gli stimoli governativi. L’estensione degli sgravi fiscali da 858 miliardi di dollari dovrebbe almeno servire a sostenere i consumi. Ce n’è bisogno, visto che nel secondo trimestre l’aumento delle spese private è stato del 2,4% (contro il 2,9% previsto dagli economisti) rispetto al 2,8% del trimestre precedente. Ma un’economia continuamente “drogata” dagli incentivi non è certo un’assicurazione per il futuro.