L’America fa passerelle d’oro agli stilisti

Daniela Fedi

da New York

La moda e il calcio sono molto simili quando in campo scendono Italia e America. Noi siamo più bravi, ma loro sono fisicamente più grossi: se picchiano possono fare molto male. Non bisogna quindi sottovalutare il crescente interesse di critica e pubblico per le sfilate di New York che alla lunga potrebbe compromettere l'importanza di Milano nel fashion system internazionale. Ecco perché in questi giorni di defilè newyorkesi per la prossima primavera/estate, è stato consolatorio captare un commento al vetriolo della potentissima Suzy Menkes dell'International Herald Tribune: «In America l'aria condizionata è troppo alta e il talento creativo troppo basso». Scoppiavamo invece di orgoglio patrio nel vedere il meritato successo dell'italianissima griffe Malo disegnata da Roberto Rimondi e Tommaso Aquilano, due giovani talenti di casa nostra. «Davvero bravi, perché a Milano non si vedono?» chiedeva dopo la sfilata Marie Cristiane Marek, anchor woman del canale tv francese dedicato alla moda. Ci è toccato spiegarle che in realtà il duo stilistico da noi presenta ma solo nei peggiori orari possibili e fino alla scorsa stagione fuori calendario, le collezioni del proprio marchio: 6267, lo stesso codice numerico applicato sul corredo che Rimondi, figlio di un ferroviere bolognese, portava con sé durante i soggiorni nelle colonie estive.
Dunque a loro come ad altri emergenti, New York offre visibilità, inoltre per Malo, storico marchio del cashmere controllato dalla IT Holding di Tonino Perna, il successo sulle passerelle americane è un ottimo trampolino di lancio commerciale. Pare infatti che stia scendendo una pioggia di ordini sulla bella collezione: un inno al design degli anni Sessanta con raffinati giochi di luci e ombre ottenuti applicando grandi pastiglie di plexiglas, pellicole di celluloide e fili di argento fuso sui modelli. Molto più semplice ma comunque interessante la moda disegnata da Cristophe Lemaire per Lacoste, griffe che nel mondo fattura qualcosa come un miliardo e 290 mila euro (dato 2005) mentre in Italia, con il solo abbigliamento raggiunge gli 80 milioni di euro. Lo stilista si è ispirato a una bella canzone di Prince (Under the cherry moon) per tratteggiare divine gonnellone a pieghe trasparenti usabili anche di giorno come pareo e splendidi costumi da bagno nel tipico cotone a nido d'ape.
Del resto il passaggio tra l'abbigliamento tecnico-sportivo e il puro stile è più che mai la tendenza vincente come dimostra l'indimenticabile spettacolo offerto l'altra sera da Y'3, marchio disegnato dal geniale designer giapponese Yoshij Yamamoto per Adidas. La sfilata si è svolta infatti in un hangar del porto di Manhattan con il fiume Hudson e l'impagabile vista delle mille luci di New York nel buio della notte a far da sfondo alla passerella trasformata in un gigantesco tapis roulant. Dire suggestivo è poco anche perché le classiche tute da ginnastica con le tre bande laterali hanno subìto una specie di mutazione genetica diventando perfino abiti da sera: un'eleganza moderna per donne e uomini ad alto tasso di dinamismo.
Interessante anche la collezione di Marc Jacobs, ottimo direttore creativo di Louis Vuitton che per la linea che porta il suo nome ha egregiamente lavorato su una futuribile visione degli anni Venti, con seducenti maschiette in pantaloni alla turca, giubbotti da aviatore alla Saint-Exupéry in pelle argentata, abiti corti e decorati da frammenti di specchio.
Meno riuscita, invece, la collezione disegnata da Narciso Rodriguez, designer prodotto in Italia dalla Aeffe di Alberta e Massimo Ferretti. L'unica cosa davvero nuova era l'impeccabile fattura sartoriale dei soliti vestitelli corti tagliati a campana che dopo i 20 nel senso degli anni e i 50 intesi come chili sono importabili. «Ma gli stilisti ci pensano mai alle donne reali?» si chiedeva il pubblico sconsolato. Spesso sembra di no, ma per fortuna qualcuno lo fa. Uma Thurman, per esempio, ha fatto da madrina all'iniziativa promossa dal celebre marchio di orologi Tag Heuer a sostegno di un progetto dell'Onu per garantire i diritti femminili nel mondo. Si tratta della mostra fotografica intitolata «Forza e Bellezza» con 15 ritratti di donne famose (una per nazione) scattate da altrettante professioniste del clic che saranno battuti all'asta nel 2007 per raccogliere fondi. L'unico rammarico è che tra le signore rappresentate non ci sia un'italiana. Ma la Thurman all'inaugurazione vestiva Prada dalla testa ai piedi dimostrando che anche il nostro stile può continuare a essere campione del mondo. Con buona pace di americani e francesi.