L’America fa il tifo per il «ciccione che corre»

Steve Vaught, 39 anni, da San Diego a New York a piedi sotto gli occhi dell’intera nazione: «Mi disintossicherò dal grasso»

Giorgio C. Morelli

da New York

Almeno 30 milioni di americani seguono attualmente una dieta più o meno ferrea. Non a caso se un americano su quattro è obeso significa che negli States ci sono circa 75 milioni di persone in sovrappeso. E gli americani ogni giorno inventano qualcosa per dimagrire e fanno di tutto pur di perdere qualche chilo, a volte mettendo a repentaglio la propria salute. È così che Steve Vaught, un trentanovenne superciccione di quasi 200 chili, dopo aver provato tutte le diete possibili il 10 aprile scorso ha preso la sua temeraria decisione: ha lasciato moglie e due figli e il lavoro a San Diego per attraversare a piedi l’intero continente americano e raggiungere New York prima di Natale, correndo per circa 6mila chilometri con la speranza di perdere almeno 80 chili.
«The fat man walking», il ciccione che cammina, non ha come punto di riferimento il famoso film «Dead Man Walking»: «A New York spero di arrivarci vivo, sano e salvo, e di pesare non più di 100 chili», scherza Steven sul suo sito (thefatmanwalking.com) che conta ben 10mila contatti al giorno. Il vero punto di riferimento di questo ciccione californiano è un altro famoso film, «Forrest Gump», con la differenza che il sempliciotto dell’Alabama interpretato da Tom Hanks attraversava e riattraversava il continente americano correndo come un pazzo, ma senza dare nessuna spiegazione, seguito da un codazzo di migliaia di podisti e jogger. Steven invece un motivo per attraversare l’America ce l’ha eccome: perdere peso e lanciare un messaggio preciso e mirato ai suoi connazionali obesi.
Esattamente come Forrest Gump, Steven può vantare finora più di un milione di fans e discepoli che virtualmente stanno seguendo la sua corsa. Il «ciccione che cammina» si era prefissato l’obiettivo di percorrere almeno 32 chilometri al giorno, ma ha dovuto subito cambiare tabella di marcia, in quanto il primo giorno è riuscito a camminare per 14 chilometri, il secondo per 16 e il terzo giorno si è fermato per riposarsi. Con la sua imponente mole - alla partenza pesava 181 chili - lo sforzo fisico e atletico che deve sopportare è quasi sovrumano.
Finora l’ingegnere di San Diego ha perso solo 22 chili, ma ha trovato numerosissimi sponsor che sostengono la sua impresa e provvedono a mantenere i due figli e la moglie lasciati in California. È diventato una celebrità, un «american hero», e tutti i quotidiani seguono quasi giornalmente la sua corsa verso New York. E anche Cnn e FoxNews almeno una volta al giorno dedicano un servizio al «ciccione che cammina» segnalando i chili che perde e i chilometri che copre.
La scorsa settimana Steve ha avuto un’intera trasmissione del Today Show della Nbc dedicata alla sua impresa. Eppure con circa 800 chilometri finora percorsi in 100 giorni a New York non arriverà neanche per la Pasqua del 2006. In compenso, il suo è un viaggio interiore, verso la redenzione: corre per cancellare il rimorso di aver sprecato i primi 40 anni della sua vita tra McDonald’s, Burger King e ogni altro tipo di fast food. «Se fossi drogato o alcolizzato mi disintossicherei - ha scritto sul suo blog -. Beh, questa è la disintossicazione del ciccione. Non voglio perdermi compleanni, lauree e matrimoni dei miei figli e dei miei nipotini per aver abusato di patatine fritte, hamburger, hot dog e porzioni supersize quasi giornaliere da McDonald’s».