L’America frena, la Fed prova a spingerla

Brusco rallentamento del Pil nel quarto trimestre (più 0,6%). L’organismo guidato da Bernanke taglia i tassi dello 0,50% al 3%, dopo la mossa a sorpresa della scorsa settimana. Wall Street in altalena, euro in rialzo

Milano - La Federal Reserve consolida la diga contro la recessione, con l’ennesimo - e atteso - taglio di mezzo punto dei tassi, appena qualche giorno dopo essere intervenuta sul costo del denaro al di fuori dei canonici meeting del Fomc. Ieri, invece, l’istituto guidato da Ben Bernanke ha agito senza cogliere nessuno di sorpresa: i Fed Fund sono stati abbassati al 3% (misura che divarica ulteriormente la forbice tra Usa ed Eurolandia, dove l’immobilismo di Trichet inchioda da tempo i tassi al 4%), mentre il tasso di sconto è sceso al 3,50%.

Per quanto ampiamente prevista, la mossa è inizialmente piaciuta a Wall Street, che però in chiusura ha azionato il freno portandosi in territorio negativo (meno 34% il Dow Jones, meno 0,40% il Nasdaq). In precedenza, le Borse europee avevano chiuso la sessione con ribassi compresi tra lo 0,42% di Zurigo e l’1,37% di Parigi, con Milano in calo dello 0,84%. E altrettanto immediata è stata la reazione dell’euro, balzato a ridosso di quota 1,49 dollari.
Decisa a larghissima maggioranza, con il solo voto contrario di Richard Fischer, numero uno della Fed di Dallas, favorevole al mantenimento dello status quo, la manovra di allentamento del credito è la prova definitiva dello stato di sofferenza in cui versa l’economia americana, scossa da mesi dalla bufera scatenata dai mutui subprime, poi allargatasi ad altri settori e ai mercati finanziari, secondo il giudizio della Fed «ancora in una situazione di stress». I ripetuti segnali di rallentamento venuti dal settore immobiliare e dal mercato del lavoro e le prime avvisaglie di contrazione dei consumi privati, il vero stantuffo della locomotiva Usa, sono del resto puntualmente certificati dai dati diffusi ieri sul quarto trimestre 2007. Dati che documentano una situazione di pre-recessione, visto che il Pil è cresciuto appena dello 0,6% dopo aver viaggiato tra luglio e settembre al ritmo del 4,9%. Decisamente peggiore rispetto al consensus degli analisti (più 1,2% le loro stime), la frenata ha così ridotto l’espansione nell’intero 2007 al 2,2%, il peggior andamento dal 2002. Ma le note forse più dolenti vengono dalle spese per consumi, cresciute di appena il 2%, contro il +2,8% del trimestre precedente, mentre hanno tenuto gli investimenti aziendali (più 7,5 per cento).

Nonostante il deludente risultato del quarto trimestre e malgrado le prospettive poco confortanti per il 2008 abbiano indotto George W. Bush a farsi promotore di un piano di sgravi fiscali da 150 miliardi di dollari per il quale il segretario al Tesoro Hank Paulson ha chiesto «la rapida approvazione», la Casa Bianca ha sostenuto anche ieri di «non prevedere una recessione». Per la verità, neppure l’iperattivo Bernanke, che nel comunicato diffuso al termine della riunione non nasconde la preoccupazione per «i rischi al ribasso per la crescita» e sottolinea come «il credito si sia ulteriormente ristretto per alcune aziende e famiglie. Ecco quindi le ragioni alla base della decisione di tagliare i tassi al 3%. «L’azione politica di oggi (ieri, ndr), combinata con quelle prese in precedenza, dovrebbe aiutare a promuovere una crescita moderata nel tempo e a mitigare i rischi per l’attività economica». La banca centrale, che prevede una moderazione delle spinte inflazionistiche nei prossimi mesi, si è inoltre detta «pronta ad agire in caso di necessità».

Mentre la Fed cerca di tamponare le falle create dalla crisi subprime, l’Fbi ha avviato un’indagine su 14 tra finanziarie e società del settore mutui (di cui non è stato ancora rivelato il nome) per capire la fondatezza delle accuse di frode contabile, insider trading e violazioni nell’erogazione dei prestiti, che hanno colpito più gruppi del comparto.