L’America insiste: Pechino rivaluti lo yuan

Ma il ministro del Tesoro Paulson dice no ai dazi sulle merci orientali

da Milano

La prossima settimana Henry Paulson sarà a Pechino, dopo aver preso parte a Singapore ai lavori del G7. Ma il segretario al Tesoro Usa non ha perso tempo, concentrando l’intervento di ieri sugli scenari internazionali - il primo dall’insediamento avvenuto in luglio - proprio sulla Cina. Invitata senza troppi giri di parole ad adottare quelle misure necessarie per avere maggiore controllo sull’economia, inclusa la maggiore flessibilità del cambio.
L’ex Impero Celeste sta creando non pochi problemi agli Stati Uniti. Gran parte dei 68 miliardi di dollari di deficit accusati dalla bilancia commerciale Usa in luglio (ultimo dato disponibile), deriva dalle importazioni di prodotti cinesi, pari a 24,6 miliardi di dollari. Per difendersi dalla crescente invasione, alcuni membri del Congresso intendono mettere ai voti la proposta di introdurre dazi su tutti i prodotti made in China. Paulson, però, non è d’accordo: «Le politiche protezionistiche - ha spiegato ieri - non funzionano e i danni collaterali di queste politiche sono alti. Non cederemo alle sirene di protezionismo e isolazionismo». Il segretario al Tesoro intende opporsi «con fermezza» agli sforzi del Congresso per punire Pechino.
Paulson ha spiegato di voler parlare con le autorità cinesi delle riforme di cui necessita il Paese asiatico. Per prima cosa, «c'è il crescente bisogno di far funzionare strumenti di mercato per evitare che l'economia vada fuori controllo». Una delle priorità è di certo un sistema di cambi valutari più flessibile, anche perchè le «misure di questo tipo fanno gli interessi sia della Cina sia degli partner commerciali», tra i quali cresce il livello di malcontento. Anche per questo, sarebbe giusta una discussione in seno al Wto.
Una valuta flessibile, regolata dalle dinamiche di mercato, e una politica monetaria più efficace costituiscono le condizioni «fondamentali» per una crescita stabile e sostenibile, al riparo dall'inflazione. Al contrario, ha concluso Paulson, evitando la competizione e fermando il cambiamento, «si limitano le perdite nel presente, ma si sacrificano le opportunità del futuro».
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