L’America replica a Putin: nessun’altra guerra fredda

A Monaco il ministro Gates sdrammatizza le accuse russe. Non si scioglie il nodo Iran

da Berlino

«Una guerra fredda è bastata, di quel periodo l’America non ha la minima nostalgia e per quanto ci riguarda non abbiamo nessuna intenzione di tornare al clima di quegli anni». Con queste parole Robert Gates, il nuovo ministro della Difesa americano, ha cercato di sdrammatizzare il grido d’allarme lanciato sabato da Putin che ha accusato gli Stati Uniti di voler scatenare una nuova corsa al riarmo con i loro piani per la creazione di un sistema missilistico nell’Europa centro-orientale.
Ma le parole del capo del Pentagono alla conferenza sulla sicurezza internazionale di Monaco non sono riuscite a cancellare l’impressione generale che i rapporti tra Washington e Mosca siano di nuovo dominati da rivalità e diffidenze. Alludendo al passato di Putin nel Kgb, Gates ha ricordato che anche lui ha lavorato per i servizi segreti (fu capo della Cia durante la presidenza di Bush padre). «Le vecchie spie - ha detto con tono solo apparentemente scherzoso - quando parlano tra loro o si scambiano messaggi hanno l’abitudine di usare un linguaggio chiaro. E con questo linguaggio dico che il nuovo sistema missilistico non è rivolto contro la Russia ma è inteso unicamente a difendere i nostri alleati da eventuali attacchi nucleari da parte di Paesi terzi».
Quanto all’accusa di Putin secondo cui la politica della Casa Bianca è oggi la principale minaccia per la pace, Gates l’ha respinta al mittente. «Considero una grave minaccia per la pace chi esporta armi illegalmente, chi usa le proprie risorse energetiche come arma di pressione per condizionare le decisioni di altri Paesi e allargare la propria sfera di influenza, chi non agisce con la necessaria tempestività contro i Paesi che cercano di dotarsi di ordigni nucleari». Il riferimento al Cremlino era più che evidente.
Ma anche nei confronti dei propri alleati Gates ha avuto qualche battuta polemica ricordando che solo sei dei 26 Paesi della Nato rispettano l’impegno a devolvere il 2% del Pil alle spese per la difesa. Un dato che il capo del Pentagono ha giudicato preoccupante perché influisce negativamente in particolare sulla missione in Afghanistan.
Dopo due giorni di dibattiti, la conferenza sui grandi temi della sicurezza si è quindi chiusa trasmettendo un quadro pieno di aspetti inquietanti. Anche perché sui piani nucleari dell’Iran non si registrano passi avanti. Il ministro degli Esteri tedesco, Franz Walter Steinmeier, ha definito «incalcolabili» i pericoli derivanti dalla politica nucleare dell’Iran. «Il mondo è a un bivio: o riusciremo a convincere l’Iran a rinunciare alle sue ambizioni oppure dovremo rassegnarci a un futuro in cui un numero sempre maggiore di Paesi cercherà di procurarsi armi di distruzione di massa». Alla conferenza è intervenuto anche il rappresentante di Teheran, Ali Larijani, il quale ha ripetuto che i piani nucleari dell’Iran hanno solo fini pacifici ma ancora una volta non ha assunto impegni sulle richieste della comunità internazionale.