L’America sbanca il mondiale e insegue il record di record

Dopo Phelps, anche Lochte ne centra due in un giorno. Nel mirino i 18 primati di Belgrado ’73

nostro inviato a Melbourne

Un po’ noiosi questi americani. Se non è record non si divertono. Ieri ne hanno aggiunti due alle collezione dei sette precedenti e con un’idea da guinness. Ryan Lochte, che ha la faccia dello sbarbatello quanto Phelps senza averne il fisico, ama il calcio, nel senso di soccer, gioca a basket a tempo perso e si diverte col surf, ne ha collezionati due nel giro di una mezzora. E variando gli stili come solo a Phelps riesce: prima nei 200 dorso dorso battendo Aaron Peirsol, il padrone della specialità da sette anni, imbattuto da Fukuoka 2001, poi a stile libero nella staffetta 4x200. «Ma io ero concentrato solo sulla vittoria, non sul record», ha concluso , ancora sotto shock, ha detto testualmente, per aver battuto un grande come Peirsol.
Per una volta Michelone avrà avuto un pizzico di invidia. Ieri è rimasto fermo ad uno e conquistato con la staffetta che ha preso il volo e chi l’ha fermata più. Per il vero Filippo Magnini ha provato proprio a contrastare il cannibale americano. Risultato? Due secondi di vantaggio per Phelps al momento di passare la consegna a Lochte. Poi gli altri azzurri sono affondati al quinto posto, nonostante una volonterosa nuotata di Rosolino che ha rimproverato il gruppo: «Abbiamo perso un’occasione da medaglia». Argento e bronzo sono andati ad Australia e Canada, il record del mondo (7’03”24, più di un secondo meno del precedente) ha dimostrato che gli americani, da soli o in quartetto, arrivano da un altro mondo.
Misteri del nuoto e delle preparazioni. Alberto Castagnetti, il ct azzurro, dice che conta molto la cura dei particolari: «Sono ben allenati sulle virate dove guadagnano metri». Filippo Magnini sostiene che sono favoriti anche dal periodo dell’anno. «Noi europei, ma anche altri, siamo abituati a dare il meglio in estate. Qui siamo a metà stagione e gli americani sono sempre avvantaggiati in questi periodi».
Può darsi, ma i record li fanno solo loro: su 11 realizzati in totale, solo quelli di Manaudou e Pellegrini non sono made in Usa. Ian Crocker, un altro della compagnia dei recordmen, l’unico in grado di mettere in crisi Phelps nei 100 farfalla e nella corsa agli ori da guinness, l’ha spiegata più semplicemente: «Dall’estate del 2002 facciamo un lavoro d’inferno in nazionale. E questo è il segreto per battere i record». Un segreto che vale per tutti, ma gli americani e le americane raccolgono come aspirapolvere: finora 18 successi, quattro solo ieri. Ieri hanno lasciato qualcosa alle gold girl australiane, Libby Lenton e Leisel Jones, ma sono state distrazioni.
Gli uomini (6 primati mondiali) sono decisamente più affamati e invulnerabili. Grazie agli americani, il mondiale degli australiani potrebbe dar la caccia al record dei record in una sola edizione: per ora conduce Belgrado ‘73 con 18 primati, 10 dei quali femminili. I ragazzi stelle e strisce ce la possono fare. Tanto per capire: a Montreal, dove la gente Usa doveva far secchi tutti, i record furono appena nove e tre soli americani. Phelps ha ancora una chance per scardinare due primati in un sol giorno. In realtà Michelone scardina primati e avversari: più che un atleta è una macchina. L’accendi, dai gas e quello fila a cento all’ora. Più che emozioni regala il senso dell’impotenza altrui. Abbassa i record di almeno un secondo per volta, sennò che gusto c’è. Però ieri ha tremato ancora una volta davanti a Crocker, perdendo la prima gara di tutti questi mondiali: nella semifinale dei 100 farfalla ha lasciato strada al cow boy texano. Quarto tempo di qualificazione dov’è sbucato un venezuelano (Alberto Subirats Altes) a creare l’alternativa. Ma oggi, c’è da scommetterlo, i due bambinoni della farfalla se la vedranno fra di loro. Naturalmente a suon di record.