L’«americano» Arciuli suona Franck all’Auditorium con la Verdi

Di una cosa s'è certi. Il pianista Emanuele Arciuli, domenica (ore 16) all'Auditorium sui Navigli, è un campione di inventiva. Basta dare un'occhiata al suo repertorio. Fra un pilastro e l'altro della storia della musica, spunta una novità cocente o la pagina di raro ascolto. Poi c'è il progetto speciale e innovativo. Nel 2001, per esempio, decise di portare in giro per le sale americane una collana di brani scritti per lui da 16 fra i maggiori autori statunitensi. Lui, italiano (di Bitonto, Bari), non si è accontentato di diventare il paladino della musica contemporanea americana. Intrigato dal mondo degli Indiani, ha fatto sì che i compositori nativi (Davids, Quincy, Croall, Chacon) gli dedicassero dei pezzi poi fatti conoscere allo Smithsonian Museum di Washington. A Milano, dove spesso è ospite dell'Auditorium, domenica Arciuli si prende una vacanza dalla congeniale America. E punta sulla Francia di César Franck: quella nota delle Variazioni sinfoniche per pianoforte e orchestra. E quella tutta da scoprire del poema sinfonico, anche questo per pianoforte e orchestra, Les Djinns. Le tinte francesi di Franck, che cattura con quell'abile intreccio fra misticismo e sensualità, sono preparate dalle scorribande dell'Apprendista stregone di Paul Dukas. Chiude la Sinfonia in si bemolle di Ernest Chausson. Sul podio dell'Orchestra Verdi c'è Faycal Karoui, il direttore d'orchestra francese, ma con papà tunisino, che dopo lungo apprendistato in casa propria s'è guadagnato la direzione musicale del New York City Ballet. Altro europeo alla conquista del Far West.