«L’amico nostro dice che c’è bel tempo»

Gli arrestati si scambiavano frasi cifrate al telefono per confermare o no se il complice aveva ricevuto la bustarella

Paola Fucilieri

Un linguaggio schermato, essenziale, sicuro. Ma anche poco convenzionale per dei «colletti bianchi». Era però proprio quello che usavano tra di loro, al telefono, i tre funzionari dell’agenzia delle entrate finiti in manette nel giro di appena due settimane insieme al commercialista milanese Giuseppe Berghella, 45 anni.
Frasi del tipo: «Volevo dirti che c’è bel tempo. Ci siamo capiti, eh? C’è bel tempo», per dire che tutto era andato per il verso giusto. Oppure «l’amico nostro»; «il ragazzo che abbiamo interessato», per indicare i complici. Frasi criptiche con cadenze e pause tipicamente siciliane. Salvatore Longo, sessantenne «quadro» dell’Agenzia delle entrate «Milano uno», è nato infatti a Messina; Nicola Buccheri, ultracinquantenne dirigente della direzione regionale dell’Agenzia delle entrate è originario di Noto (Siracusa), e pure messinese è il suo coetaneo Francesco Di Nardo, l’ultimo arrestato di ieri, dirigente capo dell’area controllo dell'Agenzia delle entrate Milano 5. Eppure non potevano sentirsi intoccabili questi dipendenti ministeriali. «Stride parecchio infatti questa loro disinvoltura al telefono - puntualizzano gli inquirenti - con l’atteggiamento completamente smarrito, addirittura sconvolto, assunto dagli stessi tre uomini al momento dell’arresto, davanti agli investigatori. Sembrava che un’eventualità del genere non potesse nemmeno sfiorarli. Al punto che Di Nardo si è addirittura aggrappato alla Bibbia, che ha portato con sé a San Vittore».
Intanto i magistrati, nei loro faldoni, mostrano di sospettare questi «colletti bianchi» di ben altri raggiri oltre a quello che coinvolge «Milano Logistica», la società, con uffici in città, viale Isonzo, e a Lacchiarella, che si occupa di sistemi di trasporto intermodali e che, in qualità di persona giuridica, ha ricevuto anch’essa un avviso di garanzia. Sempre ieri i carabinieri della prima sezione del nucleo operativo hanno anche perquisito l’abitazione del legale rappresentante della ditta, a Reggio Emilia: l’uomo, però, fino a ora non risulta accusato di nulla.
«Il giro di denaro e di affari legato agli arrestati e scoperto finora è sola la punta di qualcosa di molto più consistente» ammettono gli inquirenti. Che non negano ci possano essere altre imprese, oltre a «Milano Logistica», coinvolte in questo losco giro, nonché altro personale dell’Agenzia delle entrate pronto a finire in manette.
«Il commercialista Berghella entrava e usciva da questi uffici pubblici, che rappresentavano la sua controparte, come si può fare solo a casa propria - insistono gli inquirenti - La promiscuità tra la carica ministeriale dei funzionari dell’Agenzia delle entrate e quella privata del professionista era davvero eccessiva. Un esempio? Quando un investigatore ha tentato di accedere all’ufficio di Longo, lo hanno subito bloccato, chiedendogli con insistenza dove stesse andando visto che quella era “un’area riservata”; Berghella, invece, era talmente “di casa” che sembrava far parte dell’arredamento».