L’amico di Obama: «Gli italiani? Gentaglia con il naso d’aglio»

Imbarazzo per un articolo scritto dal reverendo Wright, il pastore che per vent’anni ha consigliato il candidato democratico e da cui è stato recentemente «scaricato»

Gli italiani? Gentaglia che ha «il naso d’aglio» e una certa propensione per il linciaggio. Parola di Jeremy Wright, l’amico più imbarazzante di Barack Obama. E fino a pochi giorni fa il più prezioso. Quasi un padre che gli ha fatto conoscere la fede portandolo sul sentiero della Trinity United Church of Christ, chiesa afroamericana di Chicago. Era il suo consigliere spirituale, ma quando i media Usa hanno diffuso i filmati dei suoi sermoni violentemente antiamericani, ha dovuto distanziarsi da lui. Sì, Obama lo ha mollato, sebbene a malincuore, ma per vent’anni Wright è stata la sua fonte di ispirazione e di saggezza, l’uomo che è sempre stato al suo fianco e gli suggerì il titolo della sua fortunata autobiografia «L’audacia della speranza». Per vent’anni ha ascoltato le sue prediche intrise di fanatismo contro i bianchi, contro il mondo occidentale, contro gli stessi Stati Uniti.
E un dubbio si insinua nell’opinione pubblica: quante idee di Wright sono state assorbite dal suo allievo prediletto? Vent’anni di lavaggio di cervello, mica poco. Il pastore di Chicago, ad esempio, in un bollettino avrebbe negato a Israele il diritto di esistere, scrivendo che «gli ebrei si comportano con i palestinesi peggio di come i nazisti fecero con loro». Taglia la storia con l’accetta, senza badare troppo ai particolari, assimilando gli antichi romani agli italiani di oggi e non nella foga di una predica a braccio, ma in un articolo scritto per Trumpet Newsmagazine, la rivista edita dalle figlie, in memoria del suo amico Asa Hilliard, uno scrittore afroamericano. Nel pezzo, intitolato «I nemici di Gesù e come loro lo giudicavano», afferma che Duemila anni fa «la maggior parte degli italiani con i loro nasi d'aglio trattava i seguaci di Gesù dall'alto in basso». Italiani in Galilea all’epoca di Cristo? Mazzini ne sarebbe stato fiero. E che significa «nasi d’aglio»? Un mistero che nemmeno i blogger americani sono riusciti a svelare. C’è chi ha tirato in ballo il pesto, chi la bruschetta; nessuno, purtroppo, la bagna cauda. Probabilmente il reverendo Wright è persuaso che in Italia si esageri con l’aglio e che pertanto il naso di noi tutti sia impestato dal suo odore sgradevole.
Una gaffe e passi, ma poi il reverendo diventa offensivo. Aggiunge che Cristo fu costretto a nascere in una stalla «dall'apartheid imposto dai romani», spiega che fu costretto a morire «su una croce, una croce romana» e che «subì un linciaggio in stile italiano». Ovvio: nel nostro Paese il linciaggio è una consuetudine consolidata.
Imbarazzante Wright. Le comunità italoamericane sono insorte e un portavoce di Obama si è affrettato a precisare che il predicatore non ha più nulla a che fare con loro. Ma fino a ieri sì e quando ha scritto quell’articolo - nel novembre 2007 - non era ancora stato sconfessato.
E mentre il presidente del partito democratico Dean chiede che il partito scelga il candidato presidenziale entro il primo luglio, quel dubbio si riaffaccia: sarà anche bravo Barack, ma in che ambiente è cresciuto? Chi sono i suoi consiglieri? E che cosa pensa davvero? Domande destinate a riverberarsi sui suoi estimatori. Anche all’estero, anche in Italia, presso Walter Veltroni, l’uomo che sogna di essere l’Obama italiano, forse senza sapere chi sia davvero il suo maestro.