L’amministratore delegato Karl-Heinz Kalbfell illustra al «Giornale» il piano industriale del Tridente. Rilancio avviato e novità dall’inizio 2007 «Per Maserati svolta vicina, l’utile nel 2008»

Al Salone di Parigi il primo frutto delle sinergie con Alfa

Pierluigi Bonora

nostro inviato a Modena

Maserati vuole dimostrare di meritarsi la fiducia che il Gruppo Fiat le ha accordato. Il nuovo piano industriale su cui ha posto la firma l’amministratore delegato Karl-Heinz Kalbfell si prefigge di rispondere con i fatti alla provocazione del numero uno del Lingotto, Sergio Marchionne: «Io credo in questo marchio, ma Maserati mi deve convincere che è pronta a lottare per il suo futuro». Ecco allora nascere una nuova Maserati, pienamente integrata nel Gruppo Fiat, che continuerà ad avere in Ferrari un fornitore di primissimo ordine, ma con un posizionamento sul mercato diverso dal passato. «Non dobbiamo competere con marche estreme come Ferrari, Bentley o Lamborghini - spiega Kalbfell - perché i nostri riferimenti devono essere Mercedes, Bmw, Audi, Porsche e Jaguar, in particolare i modelli compresi nella fascia da 70mila a 120mila euro». Il piano di rilancio, che ha avuto il benestare di Marchionne, è già operativo. E se il 2006 sarà ancora un anno di sacrifici e di investimenti, il volto della nuova Maserati comincerà a mostrarsi nel 2007: Quattroporte automatica e Coupé sono i modelli della svolta, mentre l’Alfa Romeo 8C, bolide in vetrina al prossimo Salone di Parigi, rappresenta il primo frutto delle sinergie industriali fra Tridente e Biscione.
Crescita nei volumi (l’obiettivo è produrre 8.500 unità nel 2008 e 9mila due anni dopo), raggiungimento di margini più alti, attenzione alla qualità (se ne occupa a tempo pieno un team di 60 persone), ingresso nel «car business», gestione di cicli di vita più lunghi, eliminazione del superfluo e riduzione dei costi di garanzia: è attorno a questi punti che che ruota la scommessa di Kalbfell. Intanto i primi segnali di miglioramento sono arrivati alla fine del secondo trimestre: le perdite di Maserati si sono ridotte di due terzi (da 24 a 7 milioni) grazie alle efficienze praticate sui costi.
Marchionne ritiene che dal 2008 Maserati tornerà a guadagnare...
«È il nostro obiettivo - risponde l’ingegnere tedesco -: Torino ci ha assicurato le risorse necessarie; quest’anno sono previsti investimenti importanti. Siamo pronti per la crescita, Le potenzialità di Maserati vanno oltre 9mila vettura prodotte l’anno. Nel 2008 gli investimenti fatti avranno un ritorno».
Si pensa ancora a un accordo industriale, dopo il fallito dialogo con Audi?
«Abbiamo tutto il necessario per affrontare il futuro. L’appartenenza a Fiat ci garantisce l’accesso a tutti i processi di industrializzazione. Se Maserati fosse sola non potrebbe giovarsi degli investimenti necessari per lo sviluppo decisivo».
La recente separazione da Ferrari sembra aver fatto bene a entrambi...
«Ferrari, che resta nostro primo grande fornitore, ha svezzato e fatto crescere la casa modenese. Ora è arrivato il momento di dimostrare quello che Maserati vale».
Gli obiettivi di produzione?
«Nel 2006 ci discosteremo poco dalle 5.571 unità dello scorso anno. Quattroporte automatica e nuova coupé, la prima in vetrina all’Auto show di Detroit e la seconda in vendita dalla metà del prossimo anno, porteranno la produzione a 7mila unità nel 2007 e a 8.500 l’anno dopo. Quindi inizierà la seconda fase dello sviluppo. E 9mila vetture nel 2010 non sono un’utopia».
Maserati avrà un nuovo posizionamento sul mercato...
«Vogliamo entrare nel “premium car”. Ritenere Maserati un marchio estremo è errato, anche se continueremo a produrre la supercar MC12 (a listino per 600mila euro, tasse escluse, ndr) e ci sono progetti su Maserati Corse».
I problemi da superare?
«Il Tridente è molto conosciuto come marchio, ma bisogna lavorare molto sui modelli. C’è ancora troppa tendenza a guardare al passato modenese. Da qui la scelta di puntare sulla fascia di mercato da 70mila a 120mila euro dove a vincere sono stile ed esclusività, vere caratteristiche di Maserati».
Soddisfatto dei risultati ottenuti all’estero?
«C’è molto da lavorare in Germania. L’Est riserverà delle sorprese. Negli Usa, mercato molto difficile, siamo forti. Ci siamo organizzati per direzioni regionali: in Europa per l’Est e l’Ovest; e poi Asia, Cina, Medio Oriente e Nordamerica».