L’ammiraglio della Vespucci che vince le regate a 90 anni

L’ultima vittoria a Napoli, due mesi fa, quando si è classificato al primo posto nella Velalonga

Antonio Vettese

Novanta anni e la voglia di fare vela come un ragazzino. E così nessuno ferma l'ammiraglio Ugo Foschini, uno «della vecchia guardia», marinaio di quelli che per sparare cannonate da un incrociatore da battaglia hanno imparato a sentire il vento, per cercare la posizione giusta, per ombreggiare il nemico. Per lui l'ultima vittoria a vela è stata a Napoli due mesi fa, leader indiscusso alla Velalonga. È uno degli skipper più anziani del mondo, per lui la vela è vita e non potrebbe mai rinunciarci. Così ogni sabato, succeda quel che succeda, è in barca a manovrare e a fare progetti per il futuro. Così talvolta chiede barche e marinai a Marivela, l'unità sportiva della Marina Militare. Ha già pronto il calendario di gare del 2007, quando di anni ne avrà 91, dalla Barcolana di Trieste alle coppe «Banfield Skipper» e «Acton».
La vittoria importante del suo passato è del 1964, era capitano di fregata Foschini stupì il mondo al comando del mitico «Corsaro II», vincendo la regata Lisbona-Bermuda di 3.464 miglia, arrivando al traguardo in anticipo rispetto alle attese e con un giorno di vantaggio sul secondo. «Avevo un grande equipaggio, molto motivato e affiatato - ricorda il comandante - condizione necessaria per affrontare questo tipo di sfida». Quella di affidare a Foschini il «Corsaro II» era stata una decisione di Agostino Straulino, amico di sempre e compagno di regate, il più leggendario dei militari velisti con la sua medaglia d'oro olimpica. Il «Corsaro», ancora navigante e in buone condizioni, è disegnato dallo studio Sparkan & Stephens e il «vecchio» Olin Stephens, 98 anni, riesce ancora a timonare e a vivere il mondo della vela.
Quattro anni dopo, nel 1968, Foschini tornò a stupire il globo quando, al comando dell'«Amerigo Vespucci», risalì e ridiscese a vela il Tamigi fino a Londra lasciando di stucco i londinesi, che una roba del genere non la vedevano dai tempi della loro grande flotta a vela, quella che chiamavano le «mura di legno» in grado di difendere l'impero soprattutto da spagnoli e francesi. «Quel comandante o è un pazzo, o è un grande marinaio», titolarono i giornali inglesi che, ovviamente, optarono entusiasticamente per la seconda ipotesi.
«Avevamo un bel vento di poppa - racconta Foschini - così esclusi l'idea dei motori e feci tirare su le vele, lasciando ammainate quelle basse per permettermi di vedere meglio davanti, e feci anche posizionare le ancore in maniera da calarle subito in caso di necessità di arresto. Ovviamente, resomi conto del successo della manovra e della folla sulle rive, feci issare il tricolore più grande che avevamo a bordo». Sulla «Vespucci» l'ammiraglio non ha dubbi: «È la più bella nave del mondo». E ancor più bella a vele spiegate lungo fiume. Su quella nave-scuola di cui divenne poi comandante, d'altra parte, Foschini era stato anche allievo dopo il suo ingresso nella Regia Accademia Navale nel 1935. E fu allievo non troppo disciplinato.
«Rischiai di essere radiato - racconta - dopo essermi lanciato in un tuffo carpiato dal pennone dell'albero di maestra della nave. La tentazione, per me che avevo fatto tuffi da piattaforma fin da ragazzino, era troppo forte e non riuscii a resistere. A salvarmi dall'espulsione fu l'intervento della principessa Pallavicini che casualmente aveva assistito all'episodio e intercesse favorevolmente sul comandante». Poi la guerra, tra affondamenti subiti e inferti, e tante decorazioni. Nominato nel 1970 addetto navale, militare, aeronautico e per la Difesa per la fascia dell'America centrale, l'ammiraglio non perse occasione per imprese anche in quella parte di mondo. Nel 1972, al comando del «Boomerang», vinse il campionato venezuelano di vela d'altura. L'anno successivo, dopo aver esplorato in barca le Galapagos sulle orme di Darwin, tornò sul continente e risalì l'Orinoco in piroga segnando ancora una tappa nell'avventura.
«In quella occasione mangiammo anche caimano» ricorda, non mancando di sottolineare che «aveva un vago sapore di aragosta». Ancora oggi la sua tempra non fa una piega. Così continua a uscire in mare ogni settimana, in ogni stagione, con un obiettivo preciso: trasmettere alle nuove generazioni la passione per il mare e per la vela. Anche per questo, nel 2003 lo Stato Maggiore della Marina lo ha nominato Commodoro dello sport velico della Marina Militare.