"L’ammucchiata? Risultati disastrosi per i lavoratori"

Roma - Onorevole Marco Rizzo, ha visto? Il Pd dice d’esser vivo, e Franceschini vuol lottare assieme a voi (forse).
«Ricorda quegli adesivi che si mettevano sulla carrozzeria delle Fiat 850 o 600? C’era scritto “Abarth”, ma l’auto restava quella, una 850. Franceschini è una brava persona. Però si analizzano i progetti, non le persone».

Almeno ce n’è uno che l’ha capito quello del Pd.
«È un progetto assolutamente complementare, non alternativo all’idea berlusconiana della politica».

Sono della stessa pasta, dice lei.
«Un sistema come quello capitalistico italiano ha bisogno di un’area di contenimento del conflitto sociale rappresentato dal Pd. Fa comodo al centrodestra che il centrosinistra a parole finga di litigare, ma non metta in discussione il sistema... ».

Un'opposizione domestica che fa miao e bau.
«Non è che il Pd non voglia fare opposizione, io dico che proprio non può. Perché i suoi riferimenti strategici sono gli stessi poteri forti, quelli che il giorno flirtano con Berlusconi e la notte con il Pd. La paura del centrodestra può essere soltanto quella che, se il Pd scompare, non ci sia più rappresentanza sociale della politica. Se il Pdl arrivasse all’80 per cento, il conflitto sociale salirebbe di più che non in una situazione di testa a testa».

Ma con Bersani cambierebbe qualcosa?
«D’Alema e Bersani sono ancora più conseguenti a quel tipo di progetto, sono solo magari più cinici e astuti nel perseguirlo».

Fatto sta che il Pd forse ha capito che senza allargarsi non vincerà neppure tra trent’anni.
«Io spero - anche se nutro qualche dubbio - che la cosiddetta sinistra radicale non si faccia infinocchiare un’altra volta. Cedendo di nuovo idealità in cambio di posti di potere».

Ce l’ha con la sinistra di governo.
«Negli ultimi quindici anni s’è tentato più volte di stare dentro il passaggio dei governi. I risultati sono stati disastrosi: i lavoratori non hanno ottenuto nulla di concreto, la nostra area elettorale si è via via prosciugata, la nostra base era furibonda».

Mai più al governo.
«Adesso dovremmo aver imparato la lezione. E poi, scusi, se quando avevamo il dieci per cento non abbiamo avuto niente, adesso che siamo dimezzati, sarebbe pura follia immaginare di contare qualcosa. Oggi, peraltro, con la crisi economica, i margini del riformismo sono ancora più ristretti o direi del tutto inesistenti».

Puri e duri, mentre Vendola s’è detto pronto persino ad aprire all’Udc.
«Dei Vendola, dei Bertinotti, non mi stupisco più di nulla: sono quelli che hanno distrutto l’idea di ricostruzione del partito comunista, e sono pronti a essere risucchiati dal Pd. Sa, io penso che il capitalismo ha vinto non perché abbia comprato i dirigenti della sinistra, ma perché ha creato un’area di privilegio che ha cambiato non le condizioni collettive di vita, bensì quelle individuali. Così i nostri dirigenti si son fregati».

La tentazione è una debolezza umana.
«Spero che siano in pochi a cedere alle lusinghe del Pd. Anche se, a naso, avverto che nei piani alti del palazzo diroccato della sinistra radicale sarebbero non pochi quelli pronti a far valigie».

Dovrebbero restare con voi a far che?
«Un partito dei comunisti e della sinistra anticapitalista, alternativo al Pd. Le ammucchiate ci ha fatto troppo male, basta col governismo».

Un brutto ricordo, l’Unione di Prodi.
«Se invece di mettere i ministri nel governo, avessimo detto che i nostri ministri si chiamavano abolizione della legge Biagi e abolizione della riforma Moratti, adesso non staremmo qui».

Abbaiavate alla luna.
«Magari avessero urlato soltanto: quelli urlavano e non portavano a casa niente. Erano talmente appiccicati al potere che avrebbero votato persino per la guerra a Cuba... Certo, poi avrebbero fatto pure la manifestazione contro».