L’amnistia può attendere: dopo le polemiche ora mancano troppi voti

da Roma

«Non ci sono le condizioni», sentenzia Luciano Violante, presidente della commissione Affari costituzionali della Camera e punto di riferimento storico nei Ds per certe questioni. «Non si può, dopo l’indulto, aggiungere errore a errore», aggiunge Giuseppe Gargani, responsabile giustizia di Forza Italia: Francesco Storace potrà forse evitare di «incatenarmi davanti al Parlamento» e Antonio Di Pietro si risparmierà la prevista e fastidiosa «orticaria da amnistia».
Niente numeri, niente legge. «Nelle attuali condizioni politiche - dice Massimo Butti, responsabile Giustizia della Quercia - non si può varare un provvedimento di clemenza secondo l’ipotesi avanzata in questi giorni e che ha trovato eco nel dibattito interno al Csm». Al massimo, sostiene, si può pensare a «criteri di selettività» nei processi, dando la precedenza a quelli per i reati più gravi. Ma l’amnistia no. Spiega Violante, «Ci sarebbe bisogno dei due terzi dei voti di Camera e Senato. Non ci sono e non c’è nemmeno il clima giusto». Si può fare però «un altro tipo di operazione, concentrare le scarse risorse nella grandi aree metropolitane dove c’è necessità di sicurezza». Anna Finocchiaro e Guido Calvi, i due ds promotori del disegno di legge se ne faranno una ragione. «Noi - affermano - non vogliamo fare del perdonismo, ma rafforzare l’impianto delle sanzioni sostitutive di efficacia intimidatrice, contribuendo a garantire la certezza della pena».
L’amnistia sembra quindi affogare già alle sue prime bracciate in mare aperto. Pensare che persino un giustizialista come Di Pietro si era convinto: «Un provvedimento selettivo crudo che a questo punto sia necessario per evitare al danno dell’indulto la beffa del blocco dei processi». E una buona parte della sinistra insiste ancora. «Si libererebbero milioni di procedimenti pendenti che rischiano di finire in prescrizione», dice Gennaro Migliore, capogruppo Prc alla Camera. «Siamo a favore di un’amnistia che riguardi i reati minori e che contribuisca alla soluzione dei problemi giudiziari», incalza Pino Sgobio, presidente dei deputati del Pdci. Giovanni Russo Spena, capogruppo di Rifondazione al Senato, difende l’indulto: «I reati non sono aumentati per il provvedimento svuotacarceri. Ora però occorre introdurre l’amnistia. Che senso ha costringere i magistrati a lavorare a vuoto per il 90 per cento dei casi?».
L’aministia incontra qualche favore pure nell’Udc. «Può servire a sfoltire il lavoro dei magistrati - osserva Lorenzo Cesa -. La gente protesta? La politica deve essere in grado di prendere anche provvedimenti impopolari». Ma Forza Italia è per il no. Per Gaetano Pecorella «l’emergenza denunciata dal Consiglio superiore non c’è». Sulle barricate An. Secondo Maurizio Gasparri «continua la politica della resa all’illegalità da parte del centrosinistra: dopo le devastanti conseguenze dell’indulto, con 21mila scarcerazioni, un aumento dei reati e migliaia di procedimenti vanificati, cancellare adesso i processi vuol dire impedire di considerare recidivo chi torna a commettere un reato, subendo le aggravanti del caso».