L’amore per il capitano più forte anche dei fischi

I tifosi applaudono solo Alex poi sono i soliti cori e insulti tra gli ultrà finchè Abbiati para il penalty e lo stadio si scalda

Alessandro Parini

da Torino

Non si è mai visto al mondo. Che una squadra prossima a vincere il 29° scudetto della sua storia debba temere la contestazione dei propri tifosi nella sest'ultima giornata di un campionato dominato. Siccome però siamo in Italia e Torino è città sperimentale e innovativa per definizione, ecco servito il piatto caldo. Fischi durante Juve-Arsenal, partita che decreta la fine del sogno europeo della Signora? Silenzio stampa e tanti saluti anche ai convocati del sabato. Tutti puniti. Dietro la lavagna. Tifosi (arrabbiati anche per il caro-biglietti e per il fatto che i giocatori non andrebbero mai a salutare sotto la curva) e appassionati, giornalisti e addetti ai lavori. Volete andare allo stadio per Juve-Fiorentina? Prego, accomodatevi: ma sappiate che potrebbero anche non giocare Trezeguet ed Emerson, assenti all'allenamento del sabato e chissà perché. Si sono fatti male? Boh. Tutto tace, in casa Juve.
Poi, allo stadio, via con il toto-contestazione: ci sarà o non ci sarà? Forse sì, forse no. Di sicuro sarà applaudito Del Piero, altrettanto certamente non ci saranno applausi per Capello, mai amato da queste parti dopo che, nelle vesti di allenatore della Roma, si era lasciato andare a commenti poco edificanti sulla Signora. Qui amano ancora Marcello Lippi e farebbero carte false per vederlo nuovamente sulla panchina più vincente d'Italia: «Se vogliamo farci del male, continuiamo così», aveva chiosato Capello replicando quanto detto l'anno scorso quando tre quarti di stadio gli si rivoltò contro per l’utilizzo part-time di Del Piero.
Così, Juve-Fiorentina è partita strana giocata in un ambiente altrettanto strano: gli insulti tra le tifoserie non mancano, come tradizione decennale e più, ma la voglia di incitare i campioni d'Italia è relativa. Lo speaker dello stadio, a differenza di altre volte, declama nome e cognome dei giocatori in campo e non lascia al pubblico il piacere di completare l'opera, Zebina si becca fischi a prescindere e anche Ibrahimovic non raccoglie solo applausi. Capello viene fondamentalmente ignorato e va già bene così. Striscioni? Concilianti: «Una sconfitta non vi toglierà mai il nostro amore» e «Non sarà una delusione che fermerà la nostra passione». Prima dell'inizio della partita, contrariamente alle abitudini, Giraudo non scende in campo in compagnia di Moggi e Andrea Agnelli: coincidenza o segnale? Dettagli, alla fine. Perché, con l'inizio della partita, vince il desiderio di tifare per i propri colori. E quando Abbiati para il rigore calciato (malamente) da Jimenez, i malumori passano del tutto.