L’amore a credito di Céline per Marie

Dal 1936 fino alla morte dello scrittore, nel ’61, la signora Canavaggia
fu l’angelo custode dell’autore più corrosivo del Novecento.
Segretaria, correttrice, confidente. E spasimante, ma con molta
discrezione

«Amica mia, non vi fate metter fretta. Odio la fretta. Non esistono dettagli in grado di annoiarmi. La minima virgola mi appassiona. Odio la faciloneria... Il bravo operaio si riconosce a lavoro finito... Non si stanca mai. Io sono instancabile. Ricordatevi sempre: non fatevi mettere fretta. Otto giorni in più non incidono sulle vendite e possono incidere sul libro. E il libro viene prima delle vendite». Un anno dopo. «Mio caro Doppio, penso a voi e alla fatica che presto vi infliggerò. In campana! Ho dovuto sgobbare per precedere i soviet. E tuttavia mi chiedo se non ce la faranno a sopraffarmi». Ancora un anno. «Mia cara bambina, la forza del libro sta nella sua estrema sgradevolezza per tutti quelli cui ho potuto pensare... Ricordate? Chi mi ha difeso per Morte a credito? I sostenitori dell’alta letteratura? Chi? È stato il più vigliacco, ingiusto, dannato hallalì mai visto... e allora... me ne fotto cosmicamente d’essere imparziale, scrupoloso... Sono in guerra contro tutti. Come tutti furono uniti nel cercare di annientarmi. Sarà un ragionamento meschino, ma è solido e ben meditato, non è aria fritta. I siate “superiori”... “siate nobili”... “non mischiatevi alle bassezze” eccetera sono discorsi da ebrei. Grazie ai quali, sorridendo, prendiamo calci nel culo e crepiamo in scioltezza. Noi cerchiamo di darci un contegno. Loro del contegno se ne fregano sono re del mondo. Voglio schiacciarli nella loro stessa meschinità. Questo libro è all’insegna dell’amarezza. Non è fatto per piacere a nessuno».

Chi scrive, lo si sarà capito, è Louis-Ferdinand Destouches, in arte Céline. Inconfondibile lo stile, altrettanto il contenuto: la letteratura come altissimo artigianato, la consapevolezza della propria unicità nel panorama culturale del suo tempo, la lingua come eccesso verbale, l’antisemitismo su cui fondare una vera e propria estetica, un senso di disperazione e di disastro incombente. Ma chi è l’«amica», la «bambina», addirittura il suo «Doppio»? Si chiama Marie Canavaggia, ha 40 anni, è figlia di un magistrato, fa la traduttrice per diletto, ama i classici, è di origine còrsa. Ha una sorella pittrice, Jeanne, un’altra astrofisica, Renée, con cui divide casa a Parigi. «Le sorelle Brontè» le ribattezzerà Céline, ma parlando di loro userà sempre un tono rispettoso (per quanto rispettoso egli potesse essere...). Dal 1936 Marie è la sua segretaria tuttofare: ne rivede i testi, corregge le bozze, procura e colleziona i ritagli stampa, s’incarica della corrispondenza pubblica, svolge trattative editoriali in suo nome, si procura persino delle cartelle dove archiviare via via manoscritti e successive stesure.

Non c’è un contratto fra loro, e neppure un rapporto, come dire, gerarchico o sentimentale (anche se Marie di Ferdinand è innamorata, come potrebbe esserlo una romantica donna inglese, e specie negli anni duri dell’esilio Céline si troverà a dover fronteggiare qualche scena di gelosia epistolare...). A ogni libro il sodalizio si riforma automaticamente, e ogni volta Marie si cala nell’universo artistico dell’altro come un palombaro va in fondo al mare. Ripesca le frasi, ne chiede conferma, suggerisce modifiche, controlla la punteggiatura, la sintassi, la grammatica. Negli abissi del linguaggio che lo scrittore naviga a suo piacimento, sforzando, distorcendo, inventando, Marie si muove a proprio agio, mai in maniera ottusa o codina, sempre nel nome di quella musicalità che Céline insegue e per la quale stravolge e rimodella le frasi. Un sodalizio perfetto, che dagli anni Trenta durerà sino alla morte dell’autore del Voyage, passando per quelli tremendi dell’esilio danese e della prigionia, durante i quali Marie sarà amica e consolatrice, garante e depositaria della sua opera. L’unica di cui lo scrittore, nel fluviale epistolario che terrà con vecchi amici e nuove conoscenze (quasi) mai si lamenterà, (quasi) sempre si fiderà e elogerà. Un record. Oltre 500 lettere per un quarto di secolo di corrispondenza di cui ora Archinto presenta una selezione che raggiunge il centinaio (Lettere a Maria Canavaggia. Lettere scelte 1936-1960, a cura di Jean-Paul Louis, traduzione e postfazione di Elio Nasuelli, 170 pagine, 17 euro).

LE LETTERE INEDITE
Sono davvero nauseato dal bordello sentimentale
di Louis-Fernand Céline