L’amore infinito tra Silvio e Milano Una vita tra affetti, affari e pallone

«Nôstalgia de Milan». Qualche settimana fa aveva ricordato gli anni della guerra passati in Svizzera. E quel vecchio brano popolare scritto da Giovanni D’Anzi che mamma Rosa gli faceva cantare come un inno nazionale. «Lo conoscete?». Silvio Berlusconi l’aveva intonata in dialetto, trascinando la platea del teatro Nuovo radunata per il comizio della candidatura di Letizia Moratti a sindaco di Milano. Quella nostalgia forse lo ha portato ieri, nella festa della mamma, a tornare nei luoghi dell’infanzia e a farle una visita di mezz’ora al Cimitero Monumentale, sulla tomba in cui riposa dal 2008, dove ha lasciato un mazzo di fiori. «Le mamme sono il più grande amore della nostra vita, sono le persone che ci hanno voluto e ci vogliono più bene, invidio chi ancora ce l’ha ma sono sicuro che dall’alto la mia mi guarda e mi protegge» è il passaggio fuori scaletta del suo discorso elettorale al Palasharp due giorni fa.
E ieri prima di partire per la Sardegna, e tornare a concentrarsi su voto, politica e giustizia a Olbia e Cagliari, dal Monumentale il premier si è fatto accompagnare in macchina in via Volturno 60, la prima casa milanese. Dove ha vissuto, ironia della sorte, vicino a una sede del Pci. Al circolo socialista «Sassetti» invece andava in calzoncini corti a comprare il vino sfuso per il papà Luigi, funzionario della Banca Rasini, e la mamma casalinga Rosa Bossi. Anche qui un caso del destino, non c’era nessun legame di parentela con il Senatur. Berlusconi è salito per qualche momento nella vecchia casa, una visita privata, niente flash e giornalisti. Lo hanno incontrato l’eurodeputata Licia Ronzulli e Alessandro Fede Pellone, il candidato del Pdl alla presidenza della zona 9, che si è impegnato a riportarla in buone mani visto che è l’unica governata da un esponente del centrosinistra. Un Berlusconi commosso ha raccontato di quando era ragazzino e mamma Rosa preparava frittelle buonissime, «le regalava a tutto il palazzo». «Ero più contento quando mia madre era viva, mi attaccavano anche di meno - ha scherzato con malinconia - ma sono certo che mi protegge dall’alto».
Il premier ha fatto una sorpresa al gazebo del Pdl di via Borsieri, una delle 100 piazze dove venivano distribuite alle mamme piantine con la sua firma. Si è intrattenuto con i militanti, qualche foto con la gente. «Milano è talmente grande che si può permettere persino un’Isola» scherzava qualche settimana fa giocando sul nome del quartiere dove è cresciuto. E che ha trovato ieri «molto cambiato, in meglio». Ha ripercorso anche un pezzo della strada che faceva ogni mattina per raggiungere il collegio dei Salesiani di via Copernico, dove ha frequentato medie e liceo classico, dividendo il banco con quel Fedele Confalonieri che sarebbe diventato un fedelissimo. Ha apprezzato via Borsieri appena ristrutturata, ha indicato i grattacieli del futuro quartiere Garibaldi-Repubblica che crescono a vista d’occhio: «Ai miei tempi l’Isola non era così bella».
Non perde occasione Berlusconi per celebrare l’amore per la sua Milan. A metà di una kermesse ricorda gli anni alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università Statale, quando per guadagnarsi qualche soldo vendeva aspirapolvere ai vicini. O il quartiere di via San Gimignano, dove si trasferì con la mamma, il fratello Paolo e la sorella Maria Antonietta. Vicino al Giambellino reso famoso da Gaber per la Ballata del Cerutti Gino. Da imprenditore, ha voluto piantare nella sua città due quartieri (Milano 2 e 3), la prima tv privata. E comprare una squadra di calcio che sabato ha segnato lo scudetto numero 18. Il nome Milan è dichiarazione d’amore eterno. Anche se oggi torna a varcare la soglia del tribunale, la quarta volta da inizio marzo. Il sindaco Moratti ha ricordato che da quando è sceso in politica ha avuto più di 2.500 udienze. Ed ha ammesso: «Non so se sarei così serena».