L’amore secondo Ratzinger Ecco l’enciclica del Papa

Come titolo il Pontefice ha scelto «Deus caritas est»

Andrea Tornielli

da Roma

Dovrebbe essere resa nota venerdì la prima enciclica di Benedetto XVI: il condizionale è d’obbligo perché manca ancora l’annuncio ufficiale da parte della Sala Stampa della Santa Sede, anche se il settimanale dei paolini Famiglia Cristiana ha già annunciato che allegherà il nuovo testo nel numero in edicola il 25 gennaio. «Deus caritas est», «Dio è amore», è il titolo, anticipato già da tempo. Così com’è già nota la struttura dell’atteso documento, che non sarà affatto un’enciclica «programmatica», ma una riflessione teologica sull’amore di Dio e sulla carità. A causa del ritardo nell’uscita - era attesa per l’8 dicembre, quindi ha subito un rinvio - già numerose sono state le anticipazioni e ieri l’agenzia Ansa ha divulgato qualche minimo frammento virgolettato.
Il testo, suddiviso in 51 paragrafi, occuperà circa una ventina di pagine e si compone di due parti: la prima è la riflessione del teologo Joseph Ratzinger, che dopo aver spiegato che la rivelazione cristiana trova il suo punto culminante proprio nell’espressione della 1° lettera di Giovanni, «Dio è amore; chi sta nell’amore dimora in Dio e Dio dimora in lui», metterà in guardia dal dissociare le due dimensioni dell’amore, «l’eros e l’agape». Senza l’agape, vale a dire «l’amore fondato nella fede e da essa plasmato», l’eros finisce per essere «degradato a puro sesso». E anche «l’uomo stesso diventa merce». Mentre se uniti - eros e agape - trovano una sintesi perfetta, una unità di concezione dell’amore di donare all’altro e di ricerca dell’altro. La riflessione di Benedetto XVI è dunque una risposta a chi vuole separare le due realtà. Il Papa osserva che, se si radicalizzasse questa opposizione tra amore che si dona, agape, e amore di concupiscenza, eros, l’aspetto caratteristico del cristianesimo verrebbe disgiunto dai contesti fondamentali della vita dell’uomo. E anche il «matrimonio basato su un amore esclusivo diventa» la rappresentazione del rapporto di Dio col suo popolo. Il Papa spiegherà la specificità cristiana della rivelazione di Dio come amore che si fa carne per salvare l’umanità.
La seconda parte dell’enciclica è dedicata al tema della carità e recupera uno schema già messo in cantiere durante l’ultima fase del pontificato di Giovanni Paolo II dal Pontificio consiglio «Cor Unum», nato per «aiutare i popoli che sono nell’indigenza». Benedetto XVI, in questa seconda parte (frutto, al contrario della prima, di diversi contributi), parlerà dell’«inverarsi» della carità cristiana nella comune responsabilità degli uni verso gli altri e nella solidarietà. È il concetto di «amore-caritas» legato all’attività degli organismi caritativi laici e cattolici. Il binomio «amore-caritas» - osserva il Papa - sarà sempre necessario anche nella società più giusta, rilevando che questa attività deve essere sganciata e indipendente dai partiti o dalle ideologie, poichè è la realizzazione «qui ed ora dell’amore di cui l’uomo ha sempre bisogno». Lunedì 23 gennaio inizierà in Vaticano un convegno di due giorni organizzato da «Cor Unum» sull’enciclica e in questa occasione il testo papale sarà presentato dalla regista Liliana Cavani.
I ritardi sulla pubblicazione e gli annunci mancati, sembra siano dovuti a problemi di traduzione, o meglio a qualche difficoltà interna alla stessa Segreteria di Stato, tra la sezione tedesca, guidata da monsignor Christoph Kühn, e il vescovo Paolo Sardi, capo dei «ghostwriter» papali fin dai tempi di Paolo VI, il quale si appoggia per le questioni riguaranti la lingua tedesca alla signora Ingrid Stampa, già governante-segretaria di Ratzinger. Da quanto apprende il Giornale, la traduzione iniziale non sarebbe stata affidata ai tradizionali uffici vaticani, che sono intervenuti in un secondo momento ritraducendo tutto daccapo.