L’analisi di D’Alema: «Solo il Cavaliere può guidare il Polo»

Ospite del leader dell’Udeur, il presidente della Quercia esclude cambi in corsa nel centrodestra: figurarsi se la Lega vota uno dell’Udc

Gianni Pennacchi

nostro inviato a Telese Terme (Benevento)

L’affondo di Clemente Mastella giunge alla fine del faccia a faccia con Massimo D’Alema, dopo un’ora e mezza di salamelecchi e scambi di complimenti, «ma quanto sei bravo Massimo», «Clemente sei indispensabile», «ho una certa nostalgia di D’Alema», «spero veramente che Mastella si presenti alle primarie». Una sfida al quale l’ex premier s’era sottratto abilmente per l’intero confronto, perché Mastella ce l’ha con Romano Prodi e D’Alema non può permettersi di appoggiarlo su questo fronte, anzi deve dimostrarsi più prodiano di Arturo Parisi, non soltanto per evitare contraccolpi sulla Quercia, ma ancor più se vuol sperare di tornar dall’esilio di Strasburgo e ridiventar sul serio D’Alema. O non è proprio Mastella che lo sponsorizza e lo lancia come presidente della Camera, se il centrosinistra vincerà? A Dio piacendo ovviamente. Comunque, Clemente picchia sul candidato premier comune, e Massimo svicola. Salvo che in un passaggio indiretto, per ricordare che se l’Udeur e questa sua festa termale son «l’epicentro» del centro e della politica, la Quercia è «l’asse portante» dell’alleanza, «nel centrosinistra siamo centrali». Prodi non lo dimentichi, «negli altri Paesi il candidato premier è solitamente il capo del partito più grande», se così non va ora da noi è soltanto perché i Ds «rappresentano meno della metà del centrosinistra».
Però la raffica finale di Mastella contro Prodi è micidiale, e D’Alema l’ascolta con imbarazzata nonchalance. «Bisogna spiegare a Prodi che non può dire sì a chi gli chiede un programma come quello di Zapatero, “via domani dall’Irak”, perché Zapatero ha vinto con la sinistra, ma noi siamo una coalizione di centrosinistra», tuonava per poi incalzare: «Mi dicono che a proposito dell’eutanasia abbia risposto: poi vedremo. No, bisogna saper dire anche dei no, adesso. Bisogna spiegare a Prodi che bisogna saper dire dei sì e dei no come facevi tu», e guardava D’Alema che guardava da un’altra parte. Ancora: «Bisogna far sapere a Prodi che non può essere che io caccio uno dal partito e lui lo incontra tre volte», mentre la sua platea mormorava «ma sì, Cirino Pomicino».
Per fortuna di D’Alema la manifestazione finiva lì, ha dunque salutato imboccando la discesa del palco. I giornalisti lo hanno ugualmente circondato, riproponendogli gli appelli di Mastella. E lui, molto più democristianamente del padron di casa: «Penso che Prodi abbia già parlato, e parlerà chiaro su tutto. Le primarie sono proprio l’occasione in cui ognuno deve dire con chiarezza quello che pensa, e poi si troverà una sintesi. Però è chiaro che se Prodi avrà la forza del consenso popolare, ciò gli darà anche maggiore forza per trovare una sintesi convincente».
Su una cosa soltanto, Mastella e D’Alema non si sono detti d’accordo. A domanda se credono che sarà ancora Silvio Berlusconi a guidare il centrodestra nelle prossime elezioni, il primo si è detto convinto che no, cederà la mano per un «candidato di compromesso», mentre il secondo ha risposto che sì, «non ho il minimo dubbio». Mastella ha spiegato pubblicamente quel che va ripetendo ai giornalisti da svariati giorni, cioè che «l’Udc non presenterà una lista autonoma» e «non andrà da sola alle elezioni», così come fantascientifico è pensare che «Casini possa venire nel centrosinistra». Però, «Berlusconi non sarà il candidato e non lo sarà nemmeno Casini, giungeranno ad un compromesso». Secondo Mastella, il candidato della Cdl «di risulta» (come direbbe Francesco Cossiga) sarebbe Beppe Pisanu «o uno come lui», cioè un democristiano di Forza Italia del quale Berlusconi possa fidarsi sul serio. D’Alema invece è convinto che dal centrodestra non verrà «una candidatura diversa da Berlusconi», figurarsi «se la Lega al Nord vota un candidato dell’Udc», e poi «un compromesso è difficile da trovare». Mastella gli faceva no no col capo, quasi a dirgli «fidati di me che li conosco», ma D’Alema insisteva incrollabile: «Dovrebbero trovare uno credibile e conosciuto, uno con qualche possibilità di vincere, altrimenti, a sei mesi dalle elezioni, sarebbe un suicidio totale. Dove lo trovano, questo demiurgo che tiene la coalizione insieme?».
Certo, butta lì D’Alema con perfidia, «se anche il centrodestra facesse le primarie» sarebbe un bene, avanzi Marco Follini come fa Mastella e si misuri con un «leader che si autoincorona». A incoronar Prodi ci pensa lui: certo che alle primarie «lo voterò», è la «soluzione più adeguata per unire il centrosinistra». Finché dura e a Dio piacendo, ovviamente.