L’analisi Dietro il boom dello scudo fiscale c’è la fiducia nel governo

Lo scudo fiscale ha avuto un successo straordinario. Il ministro Tremonti che lo ha ideato e costruito con perizia, sulla base della precedente esperienza, tenendo conto della politica in atto, a livello internazionale, nei riguardi dei paradisi fiscali, ne può essere felice. E con lui il presidente Berlusconi che lo ha sostenuto in questa battaglia contro le critiche malevoli dell’opposizione, riprese da una parte della stampa internazionale, ad esempio dal Financial Times. Invece Le Monde sia l’altro ieri che ieri ha dato grande risalto positivo a questo evento considerandolo un fatto importante nella lotta internazionale contro i paradisi fiscali, che appare una necessità finanziaria per rimpinguare il sistema bancario europeo.
Lo scudo al 15 dicembre, prima della proroga sino a tutto aprile 2010 della legge che lo riguarda, ha già reso 95 miliardi di euro. Quindici in più di quelli della stima provvisoria dei giorni antecedente il Natale, quando alla Camera si discuteva la finanziaria per il 2010. Il 95% di questo importo è costituto da rientri effettivi in Italia di questi capitali. Dunque tre ottime notizie. La prima, riguarda il gettito dello scudo fiscale. Secondo la Finanziaria esso era di 3,7 miliardi, perché il rientro di capitali era ufficialmente stimato in 74 miliardi. E per ogni cento euro di capitali «scudati» il contribuente doveva pagare 5 euro, cioè il 5 per cento (per i capitali che rientreranno effettivamente o legalmente dal 15 dicembre al 30 aprile la percentuale della somma da pagare è stata elevata al 6%). Il 5% di 74 è appunto 3,7. Poiché rispetto alla stima di cui alla legge finanziaria, ci sono, al 15 dicembre, 21 miliardi in più, il maggior gettito è di 1 miliardo e 50 milioni. Una cifra molto consistente a cui si aggiungerà il gettito per i capitali che rientreranno con la proroga al 30 aprile.
Aggiungo - e questa è una osservazione che spesso si dimentica - che il rientro di 95 miliardi non dà luogo solo all’entrata una tantum, connessa alla somma che il contribuente deve pagare al fisco per tale operazione. Comporta anche che questi capitali sono acquisiti al nostro fisco in modo permanente. Pertanto daranno, in futuro, un introito ordinario in relazione alla tassazione del loro reddito e ad altri tributi che li possono riguardare. La maggiore somma acquisita dal fisco potrà servire per misure contro la crisi. E mi auguro che serva anche per porre finalmente mano alla riduzione strutturale del peso dell’Irap, la peggiore imposta del nostro sistema tributario.
La seconda buona notizia riguarda il fatto che il 95% di questi 95 miliardi, che si sono avvalsi dello scudo fiscale, sono effettivamente rientrati in Italia. E quindi servono, in gran parte, per finanziare la ripresa economica, dando ossigeno alle nostre imprese. Il 95 per cento di 95 è 90 miliardi. Una grossa somma che alimenterà il circuito finanziario italiano. Una parte rilevante dei rientri consiste di capitali mobiliari (titoli, depositi bancari, contanti, eccetera) sull’estero di operatori economici italiani, persone fisiche e enti collettivi, che le utilizzeranno nelle loro imprese o le mettono in banca a garanzia dei prestiti che ricevono (in particolare ciò accade se si tratta di titoli che non conviene vendere).
Non tutto questo importo è costituto da capitali mobiliari, una parte è composta di immobili che, per loro natura, rimangono fisicamente dove sono, ma diventano di proprietà italiana. Essi accrescono la consistenza patrimoniale dei nostri operatori e quindi consentono un ampliamento del credito a loro favore. Rimane così smentita la tesi del Financial Times secondo cui i capitali scudati non sarebbero serviti a espandere il credito in Italia, perché per la massima parte rimanevano all’estero.
Una quota minore del rientro è costituita da preziosi, opere d’arte, imbarcazioni, aerei, auto e persino cavalli che sino a ora comparivano come proprietà estera e ora rientrano nella ricchezza italiana. E qui vengo alla terza buona notizia, riguardante il successo dello scudo fiscale. È importante che l’Italia che ha un elevato debito pubblico risulti solvibile. E il massiccio rientro di capitali accresce la ricchezza nazionale ufficiale e quindi la nostra solvibilità. Il successo dello scudo col 95 per cento di rientri effettivi non dipende solo dal fatto che certi impieghi esteri hanno dato delusioni (ad esempio fondi di investimento esteri o impieghi nelle finanziarie di Dubai), ma anche dal fatto che il governo Berlusconi dà fiducia.