L’analisi Israele, Netanyahu troppo «a sinistra» per il suo Likud

Israele è spesso un Paese di paradossi, elesse Ariel Sharon per essere difeso dal terrorismo e si ritrovò Gaza in mano ad Hamas; elesse Olmert perché era l’erede di Sharon e se l’è ritrovato alla sinistra dei laburisti a trattare con i siriani e a promettere Gerusalemme ai palestinesi. Adesso, mentre tutto il mondo paventava l’ascesa di Netanyahu come leader di destra, il suo Likud alle primarie del partito ha dimostrato di considerarlo invece troppo di sinistra e di volergli mettere alle costole un personaggio dalle labbra sottili e la determinazione messianica, Moshe Feiglin, un colono tagliato coll’accetta, molto religioso, al contrario di Bibi, che è laico, molto determinato a non spostarsi di un centimetro, mentre Bibi e la gran parte dei coloni sono ormai pronti a sacrificarsi per la pace. A Netanyahu va la simpatia del 31% dell’elettorato israeliano, mentre Tzipi Livni ha soltanto il 24. Se vincerà le elezioni, sarà un primo ministro molto contrastato dall’interno: dopo le primarie conclusesi martedì, potrebbe infatti essere assediato dai 19 probabili parlamentari legati agli «slot» concessi a Feiglin (anche se quest’ultimo è stato retrocesso agli ultimi posti della lista) contro i suoi 17. Bibi vuol fare un governo di coalizione e Feiglin esclude ogni rapporto col centro e con la sinistra; Bibi vuole portare nuova vita, concessioni e scambi territoriali, nei rapporti con i palestinesi e vuole anche andare a vedere cosa intendono dire i siriani quando fanno balenare la pace in lontananza; Feiglin intende evitare ogni contatto con i palestinesi; quanto al mondo arabo, ne esclude non a torto, ma qui in maniera totalizzante, la praticabilità effettiva per la pace. Netanyahu manda di nascosto in questi giorni di campagna elettorale messaggi rassicuranti sia agli americani che agli arabi.
Tutti sanno che Bibi è quello che in definitiva ha firmato con Arafat gli accordi di Wye Plantation e ha sgomberato Hebron riducendo la presenza ebraica a un piccolo gruppo che vive sulla tomba dei Patriarchi. Ma la sua intensa ripulitura a sinistra, atta anche a conquistare la simpatia internazionale per il giorno in cui sarà un primo ministro, non ha convinto buona parte del Likud. La minaccia iraniana innanzitutto, le alleanze degli Hezbollah e di Hamas con Iran e Siria, l’accanimento di Hamas su Sderot con i missili, il crudele rapimento di Gilad Shalit, ha condotto Feiglin un uomo che ha parlato dell’assassinio di Rabin in termine di cospirazione dei servizi segreti e della sinistra, che sul suo sito dice di volere uscire dall’Onu e che non ha mai voluto condannare l’assassino Baruch Goldstein, ad allargarsi nel Likud in maniera tale da rendere la gestione Netanyahu assai problematica. Nelle primarie la scelta di usare un complicato sistema di voto elettronico ha causato un calo degli elettori, e solo i motivati militanti di Feiglin hanno resistito in coda fino all’una di notte, ora di chiusura dei seggi. Tra gli eletti legati a Feiglin ci sono personaggi, però, come Benny Begin o Reuven Rivlin che con tutta probabilità recupereranno rapidamente la propria autonomia e sceglieranno di nuovo Netanyahu sull’estremista Feiglin.