L’analisi Il legittimo impedimento? È già previsto dal codice

Caro Direttore,
il tentato omicidio del premier Berlusconi, perché di questo si è trattato e non di una semplice aggressione, impone il dovere di sgombrare il campo dalle falsità propagandate dai molteplici mandanti «costituzionali e mediatici» che non fermano ancora le loro rotative di odio e cecchinaggio, queste sì ad personam. Odio e cecchinaggio che nascondono il più profondo disprezzo per la volontà di quel popolo sovrano che liberamente e scientemente ha votato e ancor più oggi rivoterebbe Silvio Berlusconi.
Ed è da questa considerazione che dobbiamo partire per certificare che leggi come il Lodo Alfano o il legittimo impedimento, di cui sono stata la prima presentatrice insieme alla collega Bertolini non sono affatto leggi fatte su misura per l’uomo Silvio Berlusconi. Semmai, sull’esempio di tutte le democrazie occidentali, trattasi di un provvedimento per le alte cariche e per il presidente del Consiglio in quanto istituzione del nostro Paese, quarta carica istituzionale, che ha il diritto e dovere di portare a compimento il mandato conferitogli dagli elettori senza vedere il potere esecutivo che rappresenta soggiacere a quello giudiziario.
Del Lodo Alfano si è detto ampiamente, ma è bene chiarire che proprio la recente sentenza della Corte Costituzionale ha indicato la strada del «legittimo impedimento» che qualcuno oggi - tra i quali ex presidenti emeriti della Corte Costituzionale con la tessera di Libertà e Giustizia - vorrebbero già pre-decretare partigianamente incostituzionale. E ancora nella precedente sentenza sul Lodo Schifani, la Consulta riconobbe che vi è «un apprezzabile interesse» della collettività alla protezione del «sereno svolgimento di rilevanti funzioni connesse alle cariche istituzionali in questione». Funzioni ritenute, viceversa, inaccettabilmente irrilevanti ancora una volta da un pm della procura di Milano, in occasione del vertice internazionale della Fao al quale partecipava il premier. Innanzi a questo ennesimo tentativo di svilire l’attività istituzionale del presidente del Consiglio e di intromissione nell’agenda di governo è nato con un sussulto di indignazione, il mio progetto di legge sul Legittimo impedimento che - come ha avuto il coraggio di giudicare il Procuratore capo della Procura di Bolzano, Guido Rispoli - si pone proprio nel solco indicato dalle due precedenti pronunce della Consulta oltre ad essere già previsto dal nostro codice di procedura penale. Come si può dunque parlare di leggi ad personam o prevederne l’incostituzionalità se non si è evidentemente mossi da grave pregiudizio politico, quando nella sentenza sul Lodo Alfano la Corte ha proprio indicato per esempio nel legittimo impedimento a comparire nelle udienze lo strumento processuale che l’imputato ha diritto di utilizzare per tutelare i propri impegni istituzionali? Infatti non si può identificare come un trattamento di favore, dal momento che sospende il corso della prescrizione. Si tratta solo di spostare il processo infatti, non di azzerarlo, né tantomeno di sottrarre il ministro-imputato alla giustizia.
Ma l’aspetto più importante è che nel nostro codice la differenza di ruolo tra rappresentanti del Governo e gli altri cittadini, è già codificata: quando il presidente del Consiglio, il presidente della Repubblica, i presidenti di Camera e Senato devono essere sentiti come testimoni, non si recano loro in Tribunale ma è il Tribunale che va da loro, proprio «al fine - cito la norma - di garantire la continuità e la regolarità delle funzioni». Si conferma quindi che le funzioni svolte dalle alte cariche istituzionali giustificano un trattamento particolare. Ma è proprio qui il punto dolente per i mandanti: la funzione di premier elettoralmente imbattibile, amato dai cittadini, stimato internazionalmente, efficiente e efficace, risolutore e concreto. Presi dalla sindrome della volpe che non arrivando all’uva dice che è acerba, indugiano nel tentativo di demolizione (anche fisica) del presidente del Consiglio, e continueranno a produrre scuse per evitare il dialogo e le riforme necessarie a ridare luce al Paese.
*deputato Pdl