L’analisi Il Papa che non vuole fare la rockstar

Ha atteso più di tre anni, ma alla fine l’ha detto: il Papa «non è una star». E le Giornate mondiali della gioventù, checché ne pensino molti critici anche in casa cattolica, non sono kermesse simili ai grandi concerti, con i riflettori accesi sulla rockstar di turno attorno alla quale gira tutto l’evento. Il Papa è sempre e soltanto vicario e «rimanda all’Altro che sta in mezzo a noi», a Gesù.
Nel tradizionale discorso per gli auguri natalizi alla Curia romana, Benedetto XVI ieri ha ripercorso alcuni dei momenti salienti dell’anno che si conclude concentrandosi in particolar modo sulla Gmg che si è svolta lo scorso luglio a Sydney. Ha parlato dell’obiezione che spesso viene rivolta a queste manifestazioni giovanili: «Analisi in voga tendono a considerare queste giornate come una variante della moderna cultura giovanile, come una specie di festival rock modificato in senso ecclesiale con il Papa quale star - ha detto il pontefice -. Con o senza la fede, questi festival sarebbero in fondo sempre la stessa cosa, e così si pensa di poter rimuovere la questione su Dio. Ci sono anche voci cattoliche che vanno in questa direzione valutando tutto ciò come un grande spettacolo, anche bello, ma di poco significato per la questione sulla fede e sulla presenza del Vangelo nel nostro tempo. Sarebbero momenti di una festosa estasi, che però in fin dei conti lascerebbero poi tutto come prima, senza influire in modo più profondo sulla vita». Si tratta di obiezioni sollevate, con motivazioni e analisi diverse, sia da ambienti conservatori che progressisti.
Benedetto XVI, che pure ha sempre messo in guardia dalla spettacolarizzazione della fede, ha imparato a conoscere le Gmg e oggi, dopo averne presiedute due ricorda che esse non si esauriscono in una settimana ma sono preparate da «un lungo cammino esteriore e interiore». «Il Papa - spiega Ratzinger - non è la star intorno alla quale gira il tutto. Egli è totalmente e solamente vicario. Rimanda all’Altro che sta in mezzo a noi... Lui è presente. Lui entra in mezzo a noi... È questo che rende lieta e aperta la vita e unisce gli uni con gli altri in una gioia che non è paragonabile con l’estasi di un festival rock».
Riecheggia in queste parole del Papa-vicario che non desidera essere al centro dell’attenzione, ma vuole convogliare ogni attenzione su Gesù, ciò che Ratzinger chiarì fin dal primo messaggio al mondo, all’indomani dell’elezione, quando disse che «nell’intraprendere il suo ministero il nuovo Papa sa che suo compito è di far risplendere davanti agli uomini e alle donne di oggi la luce di Cristo: non la propria luce, ma quella di Cristo». Per questo le Gmg culminano nell’adorazione eucaristica e non nella presenza-show del Papa.
Le parole di Benedetto XVI rappresentano anche una garbata smentita nei confronti di coloro che contrappongono l’attuale pontefice al suo grande predecessore, che ha inventato le Gmg e ha saputo comunicare in modo straordinario con i giovani, presentando loro il vero protagonista anche quando i media mondiali insistevano sul «Papa superstar».