L’analisi Le tre sicurezze del timoniere

di Nicola Porro
Alessandro Profumo ha goduto per anni di una grande credibilità sui mercati finanziari. Proprio quando Unicredit sembrava imbattibile è incorsa nella più grave crisi finanziaria degli ultimi decenni. Il titolo è arrivato a valere un decimo del suo valore massimo. Il manager ha gestito da leader indiscusso l’ascesa. Sta soffrendo molto il capitombolo. Nei mesi scorsi abbiamo assistito a un strappo di «reputazione» nei suoi confronti. Così come era naturale attribuirgli il successo, così le sfortune gli sono state personalmente imputate. È il rischio che si corre quando si sceglie di navigare in solitaria. Ieri ha presentato i conti del 2008. I due numeretti che sono usciti sono il risultato netto, ancora strabiliante, e il rimbalzo a due cifre sul mercato borsistico. Sono i numeri che in prospettiva hanno però meno significato.
Profumo ieri ha dimostrato una certa sicurezza. Ha detto di volere ricorrere al massimo a 4 miliardi di obbligazioni perpetue non già per cogente necessità di patrimonio, quanto per rifornirsi di capitale a condizioni competitive rispetto ai concorrenti. Insomma per giocare su un terreno uguale per tutti. Un po’ come ha fatto Sergio Marchionne quando ha chiesto incentivi per riportare la linea di partenza allo stesso livello in Europa.
Profumo inoltre ha sottoposto il proprio bilancio ad uno scenario pessimistico. Unicredit ha impieghi (prestiti) per circa 600 miliardi di euro. Una cifra favolosa. Con il peggioramento delle economie parte di queste risorse potrebbero incagliarsi, diventare inesigibili. Ebbene Profumo è in grado di dormire sonni relativamente tranquilli anche se nell’Europa dell’Est le sofferenze dovessero aumentare di sette volte rispetto a quelle del 2008 e in Italia il rapporto dovesse salire a circa quattro volte.
Terzo elemento di sicurezza riguarda le cosiddette attività tossiche. Unicredit ha un portafoglio titoli simile al Pil di un piccolo stato: circa 200 miliardi di euro. Gran parte sono però attività considerate anche oggi largamente sicure. La componente più a rischio (gli abs) hanno una consistenza di 9 miliardi. Ebbene secondo i calcoli dei tecnici di Profumo il loro valore (non già quello di mercato, che oggi non esiste) potrebbe a scadenza riservare addirittura una plusvalenza di 1,2 miliardi.
La sintesi è che l’attuale patrimonio del gruppo, pari a 32 miliardi, è più che sufficiente. L’attività di banca commerciale continua per la sua strada, anche se in salita. Profumo ha lanciato un messaggio rassicurante. Se i numeri gli daranno ragione, avrà dimostrato di avere la qualità più difficile per un manager: sapere gestire, oltre alla crescita, anche una grande crisi.