L’analisi Troppa violenza in città L’estremismo non è ancora finito

Al di là dell’osservazione abbastanza maldestra sulle «gesta pericolose» di Giuliano Pisapia da parte di Letizia Moratti, forse influenzata dallo spirito forcaiolo dei tempi per cui l’unica verità è «giudiziaria», l’opportunità di richiamare il legame del candidato a sindaco della sinistra al filone politico più estremo non è infondata. Persino i magistrati milanesi, ricordando l’assassinio da parte di Prima linea e delle Br di Emilio Alessandrini e Guido Galli, testimoniano l’attualità di certe vicende.
Sicuramente le basi di massa del terrorismo che negli anni Settanta esistevano tra settori della gioventù e anche in qualche parte del mondo del lavoro non ci sono più. Ma filoni che dalla parte più estrema del ’68 alla ribellione più esasperata del ’77 arrivano ai giorni nostri, permangono a Milano. Si è vista il 25 aprile la contestazione al sindaco Letizia Moratti da parte dei centri sociali, ci sono stati gli atti di violenza che hanno accompagnato lo sciopero della Cgil del 6 maggio. Si ricordano l’aggressione - senza punizione - a Silvio Berlusconi, le minacce ai giornalisti «non conformisti», tanta violenza di slogan e siti internet. È un filone che intreccia un certo ribellismo degli anni Sessanta e Settanta alla radicalizzazione di ambiti borghesi (già colpevoli di infauste simpatie quaranta anni fa) che non sopportano i cafoni «berlusconiani», i popolanamente trucidi ciellini, i volgari bottegai che votano per trucidi e cafoni, e persino quei disgraziati di operai che abbandonando la lotta di classe guardano troppo «la tv».
Le liste pro Pisapia ospitano, senza dubbio, anche vecchi e nuovi uomini di sinistra non privi di cultura riformista, ma quello che dà loro tono è la fondamentale alleanza tra il filone ribellistico già giovanilistico (e ora quasi pensionistico) e la radicalizzazione di certa borghesia elitistica. Una miscela che nei primi decenni del Novecento si formò proprio a Milano (il leader dei massimalisti d’allora che faceva fremere certi salotti borghesi era Benito Mussolini) e provocò guai per tutto il Paese. Pisapia si presenta più come un confuso politico radicaleggiante dai toni che cercano sempre di essere moderati ma il suo percorso politico (molto più di quello di un Nichi Vendola che alla fine degli anni Settanta era nella Fgci non con i violenti) non ha adeguate soluzioni di continuità con esperienze di estremismo «duro». In molti si spera che nel prossimo futuro i centri sociali diventeranno tanti Leoncavallo, dove si ascolta buona musica e si bevono delle birrette. Ma tutta la fuffa intellettuale tipo Alberto Asor Rosa che predica colpi di stato antiberlusconiani, è ancora troppo presente nel dibattito italiano per non essere prudenti sui rischi che può provocare chi non ha rotto definitivamente con il pensiero «violento». Dunque pur pregando la Moratti di essere più composta nelle dichiarazioni, non si può non auspicare una sua vittoria al primo colpo per rintuzzare qualsiasi velleità di rinascita dell’estremismo.