l’analisi

La storia di Commerzbank s'intreccia con quella della nostra finanza dopo l'Unità d'Italia. È stata la grande banca incubatrice della Banca commerciale italiana, battistrada del nostro sviluppo industriale centrato su Milano. Molte sono le vicende tra quel rapporto primigenio e l’oggi: la nazionalizzazione della Comit dopo la crisi del 1929, la nascita da una sua costola di Mediobanca, la privatizzazione della Comit con annessa indipendenza dell'istituto di Enrico Cuccia fino ai giorni nostri. Cuccia e i suoi sentirono più l'influenza della finanza franco-americana che di quella tedesca, il rapporto fondamentale fu con Andrè Meyer di Lazard, ma la storia non è acqua e le relazioni con Commerz continuarono a essere centrali per Mediobanca. D’altra parte il grande partner di Cuccia, le Generali, hanno come fondamentale una vocazione mitteleuropea che non può prescindere dal mondo di lingua tedesca.
L’operazione Dresdner Bank-Commerzbank con l'ex controllante della prima, Allianz, che diviene socio di maggior peso della seconda, interviene in questa storia ed è anche perciò gestita con la necessaria delicatezza. Socio di peso di Commerz, le Generali avranno tempo e contropartite per uscire dall'azionariato e per gestire il superamento dell'accordo in atto di bancassurance. D’altra parte il mercato delle assicurazioni europee è gestito da tre protagonisti (Axa, Allianz e Generali) senza forzature. Da qui le dichiarazioni di approvazione all'operazione fatte dall’amministratore delegato delle Generali, Sergio Balbinot.
Certo, però, Allianz non solo migliora il sistema di alleanze tedesco ma entra, via Commerz, nel «sindacato» di Mediobanca. E mentre Generali, sia pure solo dopo il 2010, supereranno l'accordo di bancassurance con Commerz, Allianz ha ancora un forte sistema di rapporti di bancassurance con il sistema di Unicredit di cui è solida socia. Un intreccio di alleanze e di proprietà è inevitabile in un sistema fortunatamente sempre più europeo: si consideri solo le Generali, controllate via Mediobanca da Unicredit e socio di prima fila di Intesa Sanpaolo. D'altra parte proprio la banca di piazza Cordusio è diventata una regina di questo sistema con la magnifica fusione con HypoVereinsbank.
Certo, tutte queste danze bancario-assicurative vanno condotte a occhi bene aperti. Quando il ministro delle Finanze tedesco Peer Steinbrueck dichiara che l'intesa rafforzerà la capacità della Germania di attrarre investimenti come polo finanziario, nonostante pronunci parole tipiche dello scomunicato Antonio Fazio, dice cose assai sagge. E queste dichiarazioni non paiono irritare una Frankfurter Allgemeine Zeitung così zelante nel criticare le operazioni di altri a difesa dei propri mercati nazionali. Né abbiamo colto alcun commento dal nostro Alessandro Profumo, che invece non si è astenuto dal commentare le vicende di Alitalia dove il suo storico rivale Corrado Passera registra un largo successo, sulla scelta da parte di Berlino di stoppare gli interventi di fondi finanziari controllati da Stati stranieri, assunta poco prima che la Dresdner decidesse se finire controllata dai compatrioti di Commerz o dalla China Development Bank, istituto nelle mani di Pechino.
La via intrapresa anche con l'operazione Dresdner-Commerz è una via particolarmente giusta, non solo perché nella prospettiva rafforza il mercato ma anche perché è condotta con un sapiente uso del «potere» che avrà magari i suoi effetti distorcenti, ma con cui, se si vuole fare il banchiere e non il bancario, non si può fare a meno di fare i conti. Questo dovrebbe essere ben presente soprattutto a chi è nato in un'Italia che ha inventato le banche grazie a tipacci come i Medici.