L’ANGELO STERMINATORE

Innanzitutto, la solidarietà di questo Giornale e mia personale a monsignor Bagnasco. Sembrerebbe una cosa scontata, ma ieri sui giornali genovesi non ho trovato una riga in questo senso e quindi così scontata non è.
Ad esempio, non è scontata in consiglio comunale di Genova dove - come raccontano i nostri Giovanni Buzzatti e Diego Pistacchi - è bastato il «niet» di Rifondazione comunista e dei comunisti dilibertiani perchè non si potesse discutere un documento di solidarietà proposto dal capogruppo azzurro Beppe Costa e dai consiglieri Matteo Rosso e Giuseppe Cecconi. I comunisti di tutte le osservanze hanno spiegato che loro non condividono la violenza, ma avrebbero voluto nel documento del Comune anche la non condivisione delle posizioni dell’arcivescovo sui Dico e sulla famiglia. Quindi, niente solidarietà dal Comune. Tutto vero, tutto registrato, tutto certificato dagli atti ufficiali con tanto di stemma di Palazzo Tursi.
Intendiamoci, sono scelte legittime. Con cui non siamo assolutamente d’accordo, ma legittime. Quello che è meno legittimo è che ci siano politici che si professano cattolici e addirittura politici che fanno dell’essere cattolici la caratteristica principale in nome della quale chiedere voti, alleati con questa gente. È quasi una categoria professionale, quella dei cattolici dichiaranti (nel senso che amano dichiararsi tali, che fanno le loro dichiarazioni in quanto tali e che costruiscono le loro fortune elettorali, professionali o mediatiche su questo). Categoria peraltro presente anche nel centrodestra. Il problema è che quelli dell’Unione poi vincono le elezioni, quando le vincono, grazie ai voti di elettori e di partiti che si dichiarano orgogliosamente comunisti e che di cattolicesimo non vogliono sentir parlare. Nemmeno per dare la solidarietà all’Arcivescovo sotto tiro.
Insomma, «don Angelo» è sempre più sterminatore. Persino con le minacce subite, persino suo malgrado, è riuscito a squarciare il velo di ipocrisia che copre i politici che si fanno scudo del cristianesimo per scopi che con il cristianesimo c’entrano poco o nulla.
Ma il «don Angelo» sterminatore è anche quello che ha scandalizzato tutti coloro che sono caduti nel tranello della semplificazione giornalistica per cui Bagnasco avrebbe equiparato i Dico a pedofilia e incesto. Ovviamente, Bagnasco non aveva detto nulla di tutto ciò, ma aveva posto una domanda che è «la» Domanda e aveva parlato del continuo superamento dei confini etici e morali. Del continuo giocare al «più uno», all’aggiungere presunti diritti, sulla pelle degli uomini. «Chi è l’uomo, la persona umana? Il Novecento è stato un secolo di grandissimi sviluppi da un punto di vista scientifico e tecnologico, ma ci ha consegnato un’eredità estremamente problematica, che forse non ha riscontro in altre epoche. Quale? Non sapere più chi è la persona umana». E quindi i criteri di giudizio per distinguere il bene e il male sono completamente caduti: in questo quadro, Bagnasco ha portato anche gli esempi che tanto hanno scandalizzato gran parte del mondo politico e che hanno portato all’Arcivescovo anche ironie, sarcasmi o insulti.
Ecco, credo che le scritte contro Bagnasco e le minacce all’Arcivescovo siano figlie di questo clima. Di questo brodo di coltura. Che bolle. Spesso nel silenzio dei «cattolici dichiaranti».