«L’anima conta più del corpo Vorrei parlarne col Pontefice»

Roma «Mi piacerebbe ottenere un’audizione dal Papa insieme con altri transgender in modo da farci conoscere. Non siamo anticlericali, non vogliamo trasgredire o lanciare provocazioni, vogliamo soltanto seguire la nostra natura».
Non è «una metafisica superata» rispettare la differenza tra un uomo e una donna. La sua stessa esistenza sembra contraddire questo assunto del Papa, Vladimir Luxuria.
«Il Vaticano si era già fermamente opposto alla mozione per la depenalizzazione dell’omossessualità presentata dalla Francia all’Onu. Proprio perché si parlava di identità di genere: un concetto che la Chiesa ha sempre condannato. Non si accetta l’idea che si possa mettere in discussione la propria identità di genere di nascita».
Lei invece lo ha fatto.
«Per me ci sono due modi di affrontare la questione. Ritenere il corpo primario rispetto all’anima, come fa la Chiesa ma, mi sembra, in contraddizione con quanto predica da sempre. Oppure al contrario adeguare il corpo all’anima. Se la nostra interiorità è femminile io in realtà non sto cambiando genere. Se le mie emozioni, se il mio cervello è donna mi sto semplicemente adeguando alla mia natura. Rifiutarmi mi sembra una soluzione da un lato semplicistica e dall’altro egoistica».
Perché egoistica?
«Le persone che hanno la fortuna di una identificazione immediata tra il proprio fisico e la propria mente dal punto di vista sessuale rifiutano l’idea che non per tutti sia così. I transgender sono ancora più discriminati degli omosessuali. Questi ultimi se sono casti vengono accettati dalla Chiesa mentre i trans per il solo fatto di aver cambiato sesso sono nel peccato».
Il mancato rispetto dell’ordine della creazione appare «autodistruttivo».
«Mi sento comunque una creatura di Dio e non una rappresentazione del disordine. Non sono autodistruttiva e non mi sento una scheggia impazzita».
La Chiesa afferma che l’uomo non può disporre di ciò che non gli appartiene.
«Ma la mia non è una scelta perché non ho fatto che seguire la mia natura. Non è per capriccio o per anticlericalismo che si decide di affrontare il rifiuto degli altri, la solitudine, operazioni dolorose e dispendiose. Si tratta del bisogno di riconoscere chi si è veramente».