L’anima nera di Genova in un noir d’esordio

Fa parte di un’ambiziosa trilogia, in corso di pubblicazione presso l’editore Hacca di Macerata, il romanzo di esordio di Cristiano Ferrarese, 38enne di Busalla da tempo trasferitosi a Mantova per motivi di lavoro. Questo 1967, che si vale di un risvolto di copertina scritto dal cantautore Simone Cristicchi, si segnala per l’audacia dell’autore, che racconta una storia scabra e difficile come il viaggio nella follia di un uomo che si crede ­ o è stato davvero? ­ responsabile di un delitto, vivendo perciò una segregazione che potrebbe però essere il frutto malato del suo squilibrio. C’è molta Genova nelle pagine di Ferrarese, la città dei misteri e degli eccessi, raccontata però secondo uno stile molto lontano dagli stereotipi dei «noir al pesto» che ormai trasmettono un’idea logora e caricaturale del centro antico. C’è molto dell’anima nascosta di Genova, con i riferimenti arrischiati ma risolti in maniera esemplare a due fantasmi eccelsi e ingombranti come Tenco e De Andrè, insieme con Bianciardi che non lontano dal capoluogo, nella fittizia quiete di Rapallo, consumò l’amarezza della disillusione. Ferrarese non ha paura di affrontare a mani nude ­ e con stile che, nell’uso martellante dei puntini di sospensione, richiama esplicitamente Céline - la tagliente materia della follia e del dolore, dell’empietà e della decomposizione, conducendo il lettore in un viaggio attraverso la notte, che non prevede una salvezza convenzionale. Per ritrovarsi, è uno dei sensi possibili di un libro dalla bellezza ambigua e sfuggente, bisogna soltanto consumare la propria perdizione.
Cristiano Ferrarese, 1967, Hacca, p. 154, euro 12.