Con l’annata 2002 il Barbaresco è sbarcato a Milano

Grande parata di Barbaresco quella che si è svolta al Circolo del Commercio, organizzata dalla Camera di Commercio di Cuneo e dall’Associazione milanese dei pubblici esercizi. Ancora una volta Milano è stata capitale del vino, sia dal punto di vista prettamente economico che da quello tecnico, confermando il suo ruolo di «termometro» di tutte le tendenze, anche di quelle enologiche. Erano presenti 44 produttori, che hanno messo in degustazione il Barbaresco docg 2002 che, concluso il periodo d’invecchiamento obbligatori previsto dal disciplinare, ha fatto la sua prima comparsa sul mercato.
Pur con sfumature diverse da un produttore all’altro, il grande vino delle Langhe ha confermato le sue enormi qualità e si è rivelato piacevole sorpresa nonostante un’annata non facile che si è riscattata solo nel finale, tra settembre e ottobre, con giornate calde e notti molto fresche. Una situazione ideale per il nebbiolo, uva tardiva per eccellenza, che ha così recuperato le sofferenze di un’estate opaca e piovosa.
Ne è venuto fuori un vino di grande eleganza ma meno impegnativo rispetto ad altre annate, di ottima bevibilità e caratterizzato da aromi floreali e speziati che lo rendono perfetto con carni rosse e formaggi stagionati.
«Siamo felici di ospitare questo grande vino - ha detto il presidente dell’Unione del commercio, Carlo Sangalli - come momento di unione fra due regioni, Piemonte e Lombardia, che fanno dell’enologia di qualità un vero fiore all’occhiello». Saluti contraccambiati dal collega di Cuneo, Ferruccio Dardanello: «Ancora una volta i produttori hanno dato prova di abilità e competenza intervenendo su una situazione vendemmiale non facile. Il risultato è decisamente buono e tiene alto il blasone di un vino che incontra successo in tutto il mondo e svolge un ruolo trainante, insieme al Barolo, per la fama delle specialità enogastronomiche della nostra terra».
A proposito dell’annata 2002, va ricordato che lo standard elevato ha comportato una produzione inferiore del 30% rispetto a quella consueta, con una disponibilità di 2 milioni e mezzo di bottiglie, commercializzate da 178 aziende, 80 delle quali con sede nei quattro comuni ricadenti nella zona tipica di produzione, cioè Alba, Barbaresco, Neive e Treiso.