L’anno «caldo» dei banchieri d’affari

Fusioni e acquisizioni per 100 miliardi di euro. L’attesa per il rientro di Braggiotti. L’incognita Deutsche Bank

Angelo Allegri

da Milano

Nell’inglese dei banchieri d’investimento è il «big deal», il grande affare, quello da migliaia di miliardi delle vecchie lire. Nel 2004 in Italia non ce n’era stato nemmeno uno. Poi è arrivato il 2005 e l’umore dei merchant bankers è cambiato. Due delle cinque maggiori fusioni a livello internazionale sono avvenute o sono partite dalla Penisola: la fusione Telecom-Tim (valore 23 miliardi di euro) e l’acquisizione da parte di Unicredit della tedesca Hvb (18,2). Senza dimenticare la vendita di Wind al gruppo Orascom (intorno ai 13 miliardi di euro) e i grandi affari immobiliari, come le nozze tra Immobiliare Lombarda e Progestim dei Ligresti, seguita proprio da Giancarlo Scotti, nuovo numero uno (per il momento in pectore) di Lazard. Un capitolo a parte sono le grandi battaglie bancarie. Metà delle grandi merchant bank attive nella Penisola hanno partecipato alla tenzone. Tutte, vincenti o perdenti, ci hanno guadagnato alla grande. Tenendo conto che i consulenti finanziari incassano una cifra in percentuale per la consulenza sugli affari conclusi (per la fusione Tim Telecom potrebbe essere intorno allo 0,2-0,3% del valore delle società coinvolte), ma che il guadagno si moltiplica per tre o per cinque se nell’operazione sono coinvolte operazioni di finanziamento, cosa che nelle recenti vicende bancarie è avvenuto abitualmente. Se poi l’operazione non si «chiude» il dispiacere degli advisor finanziari è limitato visto che la consulenza viene comunque adeguatamente retribuita.
«Fermandosi al valore degli affari conclusi il valore del mercato di fusioni e acquisizioni ha superato quota 106 miliardi di euro», spiega Giuseppe Latorre, partner della Kpmg per il settore corporate finance. «Nel 2004 ci si era fermati a 33 miliardi. Non siamo ancora alle cifre irripetibili del periodo tra 1999 e 2000 ma è stato comunque un anno ottimo».
Un anno ottimo, ma turbolento e che sembra preparare un periodo ricco di novità. La prima potrebbe essere costituita dal rientro in campo del Maradona dei banchieri d’affari italiani, Gerardo Braggiotti. Uscito da Lazard in concomitanza con la quotazione voluta dal ruvido boss americano Bruce Wasserstein, ha concluso a fine anno l’acquisizione di Banca Leonardo, da cui ripartirà ufficialmente la sua attività. Anche se in realtà Braggiotti non sembra lesinare, sia pure dalla panchina, i consigli agli amici più vicini. Non è mancato il suo parere sull’operazione che ha visto gli Agnelli mantenere la presa sulla Fiat dopo l’ingresso delle banche. Mentre in pochi dubitano che continui il rapporto con Marco Tronchetti Provera, imprenditore che gli è da sempre molto vicino.
Un’altra incognita è rappresentata dalle ricadute delle fallite scalate bancarie. Le prime conseguenze potrebbero riguardare Deutsche bank. La banca guidata in Italia da Vincenzo de Bustis e dal numero uno dell’investment bank Riccardo Bruno ha avuto un 2005 d’oro. I suoi uomini sono stati in prima linea su molti fronti: dalla ricapitalizzazione di Alitalia alla cessione di Wind, fino alle scalate bancarie. Le commissioni incassate (più di 75 milioni solo per la cessione delle minorities da parte di Bpi) sono state sontuose. Ma l’attenzione di magistratura e Consob ha messo in rilevo alcuni aspetti meno brillanti di queste operazioni: il «concerto» con Unipol su Bnl, le vendite con l’elastico concordate con Fiorani.
A non cambiare dovrebbe essere invece il ruolo di Mediobanca. Dopo la morte di Enrico Cuccia e l’addio di Vincenzo Maranghi Piazzetta Cuccia si è trovata più esposta ai pericoli del mercato. E ha saputo navigare rimanendo ai primi posti delle classifiche di settore. Unica a poter giocare il ruolo di concorrente dei grandi colossi stranieri e allo stesso tempo abbastanza «italiana» per poter fare affari anche con le medie aziende del territorio.
Quanto alla Penisola una possibile sorpresa potrebbe venire invece da una new entry, quella Mcc da poche settimane fusa in Capitalia. La banca gioca in Serie A da poco tempo, ma con Matteo Arpe ai vertici di Capitalia vede di anno in anno crescere le sue ambizioni. Ha anche qualche freccia recente al suo arco come l’operazione Toro-De Agostini e la fusione Telecom-Tim. Tra le piccole realtà, invece, a trovarsi di recente al centro delle cronache è stato un nome storico della consulenza finanziaria, quel Guido Roberto Vitale (affiancato per le vicende bancario-finanziarie da Orlando Barucci) che ha preparato il piano industriale di Unipol per Bnl e che è alle prese con il dossier Ricucci.