L’anno che verrà? I milanesi sperano in Draghi e Brunetta

Un’indagine della Cisl evidenzia le preoccupazioni degli abitanti del capoluogo lombardo sulla crisi finanziaria<br />

San Brunetta, pensaci tu. Il Natale della crisi economica è alle porte e i milanesi si affidano al ministro della Funzione pubblica. Dice infatti l’indagine “’L’anno che verrà. Cosa si aspettano i milanesi per il 2009” che la Cisl meneghina pubblica sul numero di dicembre di Job, che in testa alla classifica delle preoccupazioni, gli abitanti del Capoluogo lombardo mettono il settore economico finanziario (18,8%), seguito dalla sicurezza nelle città (14,4%) e dalla criminalità organizzata (12,5%).

In cima alla classifica dei potenziali “salvatori”, svettano i personaggi nazionali che in questi mesi maggiormente hanno dimostrato di saper affrontare i problemi, con tono fermo e nonostante le polemiche. Così, se il sindaco di Milano Letizia Moratti si colloca al quattordicesimo posto, a vincere la “sfida” sono il governatore di Bankitalia Mario Draghi e il ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta. Alla domanda su quale sarà il personaggio che darà una «svolta positiva all’andamento del Paese», escludendo le cinque più alte cariche dello Stato, chi vive nel capoluogo lombardo ha indicato il governatore di Bankitalia Mario Draghi (15,6%), seguito dal ministro Renato Brunetta (12,4%) e dal numero uno di Confindustria Emma Marcegaglia (11,2%). A seguire il ministro dell’Economia Giulio Tremonti (10,5%) e il leader della Cisl Raffaele Bonanni (8,8%).

Sono pessimisti, i milanesi. Riguardo alle aspettative economiche personali ben il 43,5% si attende un peggioramento della situazione, il 48,8% crede che resterà uguale e solo il 7,7% prevede un miglioramento. Preoccupazione anche sul fronte della scuola (11,1%) e del lavoro (9,3%). “I risultati della ricerca - spiega il segretario generale della Cisl milanese, Fulvio Giacomassi - sono chiari: i milanesi guardano con apprensione al nuovo anno e il timore che hanno in molti è di non farcela a far quadrare i conti». Per questo, secondo Giacomassi, «bisogna correre ai ripari», dato che «i correttivi messi in campo dal governo danno una prima risposta, ma non sono ancora sufficienti a fronteggiare l’emergenza».