È l’anno del maiale ma la Cina lo censura: offende i musulmani

La questione islamica non ha confini. E se in Occidente dobbiamo lottare per mostrare i crocifissi nelle scuole italiane frequentate anche da alcuni studenti di religione islamica, i cinesi si sono autocensurati persino per il Capodanno.
A metà febbraio, infatti, cominceranno i festeggiamenti per il nuovo anno lunare cinese che sarà sotto il segno del maiale, animale simbolo di fortuna e abbondanza. Ma le immagini dei simpatici maialini portafortuna sono state censurate dalla tv nazionale per non offendere la sensibilità della comunità musulmana. Non solo. Le poste di Taiwan hanno emesso appositi francobolli, ma hanno avvertito il pubblico a non usarli per lettere o bigliettini diretti verso paesi musulmani, per non urtare la suscettibilità dei destinatari.
Il problema, mai sorto prima d’ora, è scaturito da un gesto che voleva essere semplicemente gentile e poi rivelatosi un vero boomerang. Il ministro degli Esteri di Taiwan ha spedito all’imam della grande moschea di Taipei un cartoncino d’auguri per il Capodanno, sul quale sono raffigurati quattro maialini. Apriti cielo. Il maiale - ricorda l’imam agli smemorati cinesi - è considerato impuro dai musulmani e quel biglietto d’auguri suona come un’offesa. Così il messaggio è stato rinviato al mittente accompagnato da forte indignazione e sonore proteste. Ma l’ignaro ministro Hsiao-chi, dopo essere caduto dalle nuvole, si è difeso. «Inviare cartoncini d’auguri di Capodanno fa parte della nostra cultura e non ha nulla a che vedere con la religione. Inoltre i cartoncini d’auguri sono stati inviati a persone residenti a Taiwan, non in Paesi musulmani». «Comunque – ha aggiunto il portavoce della diplomazia taiwanese Wang Chien Yeh - vogliamo ringraziare l’imam per aver ricordato la posizione della comunità islamica». La diplomazia è corsa dunque immediatamente ai ripari.
Lo stesso è accaduto, preventivamente, in Cina, anche se sul miliardo e 300 milioni di cinesi solo 18 milioni sono musulmani: neppure il 2 per cento della popolazione. Ma i cinesi evidentemente vogliono evitare polemiche. E si adeguano alle esigenze della minoranza musulmana. Tanto che la televisione centrale ha fatto ricorso alla censura: «Bandiremo le immagini del maiale perché non vogliamo avere una cattiva influenza o ferire i sentimenti di gruppi etnici» mandano a dire i vertici. E così nei prossimi giorni non si vedranno maialini nelle pubblicità televisive, in genere accompagnate dall’augurio tradizionale «Il maiale d’oro porta fortuna», oppure «Buon anno del maiale». Una scelta politica ricaduta a cascata su tutti gli inserzionisti, multinazionali comprese, che si sono dovuti adeguare alle censure imposte dall’alto. Per esempio, il gruppo Nestlè ha annunciato di aver annullato una pubblicità che avrebbe utilizzato un disegno di maiale «per mostrare rispetto per l’Islam e seguire un’indicazione che proveniva dalle più alte sfere del governo cinese».