L’Annozero di Santoro: La7 non lo vuole più e lui dà la colpa al Cav

RomaLa fumata nera arriva a ora di pranzo, quando una nota di Telecom Italia Media annuncia la rottura delle trattative per lo sbarco di Santoro su La7. Il matrimonio non si farà a causa di «inconciliabili posizioni riguardo alla gestione operativa dei rapporti fra autore ed editore». Il titolo Ti Media perde il 2,9 per cento, ma la flessione in borsa impallidisce di fronte alle polemiche scatenate dalla notizia che il programma più odiato dal premier è ancora orfano di una rete dopo la prematura fine del flirt tra Michele e La7.
Pochi minuti appena ed ecco, infatti, il portavoce dell’Idv, Orlando, inquadrare il flop della trattativa in uno scenario di complotti e «colpi di coda del regime berlusconiano», rievocando una volta di più l’«editto bulgaro» in forma riveduta e corretta, tanto da «superare il duopolio Rai-Mediaset», e reclamando il ritorno di Annozero nei palinsesti della tv pubblica.
L’assist viene subito raccolto dallo stesso Santoro, che commenta la fine di «un accordo praticamente chiuso» come una «nuova, eloquente ed inoppugnabile prova dell’esistenza nel nostro Paese di un colossale conflitto di interesse». L’attacco del giornalista va avanti, insinuando un sabotaggio esterno alla trattativa: «Perché hanno cambiato idea?», domanda Santoro, «chi ha interesse a impedire che si formi nel nostro Paese un terzo polo televisivo che rompa la logica del duopolio?». Nel mirino dell’ideatore di Annozero finiscono i cavilli portati dall’editore mancato Ti Media sul tavolo dell’accordo: «Ci sono stati posti gli stessi problemi legali che la Rai pone a Milena Gabanelli e norme contrattuali che noi consideriamo lesive della libertà degli autori e dei giornalisti». E poco conta che a La7 lavorino Enrico Mentana, Gad Lerner e Roberto Saviano, come prova della terzietà della rete evidentemente non bastano. Così, anche se Santoro ammette che mancano «prove dell’esistenza di interventi esterni», poi sottolinea che «parla da solo l’interesse industriale che avrebbe avuto La7 ad ospitare un programma come il nostro nella sua offerta».
Gli strali santoriani non lasciano indifferenti Lerner e Mentana, che assecondano i dubbi di Michele dicendosi «dispiaciuti» per il mancato arrivo di Annozero a La7 e non risparmiano una stoccata al proprio datore di lavoro: «Siamo convinti - spiegano i due in una nota - che una trattativa condotta più sobriamente avrebbe limitato le interferenze esterne, comunque inaccettabili, e favorito un accordo professionale, basato sui principi dell’autonomia e della lealtà reciproche, già vigenti a La7. Ci chiediamo, inoltre: che bisogno c’era di decidere e annunciare con questa fretta lo stop alla trattativa con Santoro?». Più tardi, Mentana intervenendo in radio ai microfoni di Rds smorza un pelino le polemiche, attribuendo all’«amarezza» la tesi di Santoro, «durissima» e «nemmeno tanto velata» che «a bloccare tutto sia stato Berlusconi», ma chiedendo ancora una volta che sia La7 a fugare il dubbio, oltre ad auspicare una ripresa della trattativa. E se «Chicco» chiede chiarezza, il capogruppo del Pdl in commissione vigilanza della Rai, Alessio Butti, è come prevedibile meno indulgente con la sfuriata dell’anchorman salernitano, derubricata a «capriccio di un giornalista milionario e fazioso». Per Butti Santoro, sostenendo la «fesseria» di essere vittima del conflitto di interesse, dimostra «una grave ossessione da curare». Sotto attacco da parte del senatore Pdl finiscono anche i molteplici appelli a riaccogliere Annozero in Rai. Per Butti sono un «volgare pressing» di un’«ipocrisia vergognosa» rispetto agli appelli contro la lottizzazione politica dell’azienda di viale Mazzini.