L’ANNUNCIATA

L'Annunciata di Antonello da Messina è a Milano.
Il capolavoro, che fa parte delle Collezioni della Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis, Palermo, un'opera di eccezionale impatto emotivo, sarà esposta al Museo Diocesano da oggi al 25 novembre, ed è protagonista della quinta edizione di «un Capolavoro per Milano», promossa insieme a Bipiemme Gestioni con Fondiaria SAI quale main sponsor. Un'iniziativa che ha visto esposte nelle trascorse quattro edizioni l'Ecce Homo di Antonello da Messina, l'Annunciazione di Domenico Beccafumi, la Cattura di Cristo del Caravaggio e la Sacra Famiglia con Sant'Elisabetta e San Giovannino di Mantegna, ed è stata accolta dal pubblico con un entusiasmo davvero partecipe, arrivando a toccare nel complesso oltre centomila visitatori.
«Qualche volta isolare un capolavoro significa anche restituire alle persone un momento di silenzio che difficilmente riusciamo a recuperare nella nostra vita», spiega Paolo Biscottini, direttore del Museo Diocesano. «Il tempo di concentrazione degli uomini è limitato», continua Vittorio Sgarbi, assessore alla Cultura del Comune di Milano, «e l'idea di esporre un'opera soltanto dimostra un profondo rispetto della concentrazione del visitatore».
L'opera, che condensa le influenze belliniane e fiamminghe con cui l'artista entrò in contatto nel corso delle sue ricerche e dei suoi viaggi, è stata recentemente sottoposta ad una approfondita campagna di analisi diagnostiche non invasive a cura del Centro Regionale per la Progettazione e il Restauro di Palermo, per approfondire la conoscenza del dipinto e delle sue condizioni di conservazione.
Dibattuta, anche se con un minimo scarto temporale, la collocazione del dipinto, realizzato con tempera e olio su tavola, che alcuni studiosi ricondurrebbero al 1476, mentre studi più recenti sposterebbero la datazione al 1475. Geometria e grazia, che richiamano i modelli di Piero della Francesca, con il suo modo di indagare l'interazione tra spazio e figure, e della scultura di Francesco Laurana, permeano l'Annunciata, infrangendo però dal punto di vista iconografico la continuità con la tradizionale rappresentazione dell'istante dell'Annunciazione. La Vergine infatti è colta in un attimo sospeso, ed è rivolta dentro di sé e presente nello spazio che occupa, imponente e disarmante nella solenne dolcezza del volto, che fa trasparire una incommensurabile radiosità interiore. Luci ed ombre plasmano i volumi di un viso dall'ovale delicato e perfetto, di uno sguardo che non è dato sapere dove sia posato, di palpebre, che Venturi descrisse come «gusci di lucida seta». Il gesto della mano, quella che Longhi non esitò a definire «la più bella mano che io conosca - nell'arte», coinvolge con il suo movimento lo spettatore, che diventa così testimone del momento. L'Annunciata di Antonello da Messina, rappresenta «un'Annunciazione senza angelo», ha osservato Vittorio Sgarbi, «Maria nel dipinto è sola, assoluta, con il mantello come una corazza, e porta con sé, dentro di sé, l'angelo e il suo messaggio, e l'accettazione del suo destino».