L’Annunciazione

Quante volte l’arte ha fissato la scena dell’angelo (per essere esatti, l’arcangelo Gabriele) che comunica a Maria la disposizione divina? Quante sono le persone che di nome e talvolta anche di cognome fanno Annunziata? Per forza: in quell’istante Dio, dicesi Dio, si è incarnato, e scusate se vi par poco. Certo, dopo duemila anni, a furia di sentirla ripetere, questa storia, è difficile trovarla originale e farsene emozionare. Siamo abituati all’inaudito, insomma. Qualche erudito, magari, dirà che non è una novità perché anche in qualche religione pagana si trovano divinità che prendono forma umana, divinità che si accoppiano con donne comuni, perfino vergini che partoriscono. Giove, per esempio (Zeus per i greci) aveva generato una caterva di semidei insieme a bellissime principesse e regine, talvolta regolarmente coniugate. Quando non si poteva altrimenti, assumeva forme suggestive: cigno, toro, pioggia dorata… Ma in nessuna, dico nessuna, religione pagana si era mai visto un Dio che chiedesse gentilmente il permesso all’interessata. La quale, ci si faccia caso, avrebbe potuto tranquillamente dire di no senza subire ritorsioni. Il Dio cristiano, insomma, mostra un rispetto della donna e della sua dignità che le altre religioni manco si sognavano (e si sognano). Riguardo a quel consenso, vi mi direte: perché avrebbe dovuto dire di no? Non sono un teologo ma credo che la Vergine avesse chiaro, in quel momento, cosa implicasse per lei dire di sì. La conferma, se del caso, la ebbe quando il vecchio Simeone, nel Tempio, le profetizzò “una spada ti trapasserà l’anima”.