L’annuncio Dopo le pressioni internazionali

Ancora non è chiaro di chi si tratti, ma gli assassini di Muammar Gheddafi saranno processati. Lo ha assicurato ieri il Consiglio nazionale di transizione libico. «Il responsabile dell’omicidio di Gheddafi, chiunque sia, sarà giudicato e avrà un processo equo», ha dichiarato il vicepresidente del Cnt, Abdel Hafiz Ghogha. Proprio due giorni fa i Gheddafi avevano sporto denuncia per «crimini di guerra» alla Corte penale internazionale dell’Aja, come ha spiegato l’avvocato francese della famiglia dell’ex dittatore, Marcel Ceccaldi. Nel corso di una conferenza stampa a Bengasi Ghogha ha annunciato: «Non aspettiamo che qualcuno ci venga a dire cosa fare. Abbiamo già aperto un’inchiesta. Abbiamo scritto un codice etico sul trattamento dei prigionieri di guerra». Il leader dei ribelli ha infine ammesso che ci sono state violazioni dopo la cattura di Gheddafi vivo a Sirte, poi giustiziato, ma ha sottolineato: «Sono sicuro che si è trattato di un atto individuale e non un atto dei rivoluzionari o dell’esercito nazionale». La morte del Colonnello ha suscitato forti condanne internazionali.
Dal carcere di Misurata Huneish Nasr, fedele autista del raìs per trent’anni, ha ricostruito le ultime ore del Colonnello. Al Guardian ha raccontato che «Gheddafi non aveva paura, ma sembrava non sapere cosa fare. È stata la prima volta che l’ho visto in questo stato. Una volta raggiunto dalle forze del Cnt, Gheddafi ha alzato le mani in segno di resa. È stato buttato a terra, colpito dal calcio di un fucile sul volto». Nasr ha continuato: «Il Colonnello era strano. Stava sempre in piedi con lo sguardo fisso verso Ovest. Senza paura. Sono stato con lui trent’anni e giuro su Dio di non averlo mai visto comportarsi male».
C’è un altro membro della famiglia in fuga. Saif al Islam, secondogenito di Gheddafi, si troverebbe nel deserto tra Libia e Algeria - poco a Nord del confine con il Niger - aiutato da mercenari sudafricani. Sulle tracce di Saif, erede designato del Colonnello, ci sono anche le forze speciali inglesi. Lui sarebbe pronto ad arrendersi e a consegnarsi alla Corte penale internazionale e avrebbe anche chiesto un elicottero che lo prelevi. Per il Cnt però si tratterebbe solo di un disperato tentativo di prendere tempo. I ribelli infatti intendono processare Saif in Libia. Lo stesso vale per l’ex capo dei servizi segreti militari libici, Abdallah al Senussi, che avrebbe raggiunto il Mali attraverso il Niger. Intanto il consiglio di sicurezza dell’Onu ha approvato all’unanimità la fine del mandato per l’intervento militare in Libia. Il termine è fissato per la mezzanotte del 31 ottobre. Anche la Nato ha confermato la stessa scadenza.