L’ansia di Don Chisciotte nel balletto nato a Cuba

Don Chisciotte, folle e idealista cavaliere della Mancia, primo fra i «nuovi» uomini dell'era moderna, vittima della crisi del sentire rinascimentale e con una tensione irrefrenabile verso la propria individualità: proprio da qui, dal celebre personaggio di Cervantes, parte la rivisitazione coreografica di Alicia Alonso per il balletto «Don Chisciotte» di Ludwig Minkus, in scena al Carlo Felice questa sera (fino a domenica 15), con il Ballet Nacional de Cuba e l'Orchestra del teatro genovese diretta da Giovanni Duarte. Libretto, scene e costumi di Salvador Fernandez; coreografia appunto della Alonso - direttore artistico del Ballet - di Marta Garcia e di Maria Elena Llorente dalla versione originale di Marius Petipa del 1869 (e del 1871), rivista a sua volta nel 1900 da Aleksandr Gorskij.
«Studiando per la prima volta le numerose versioni di questo balletto - confessa Alicia Alonso - ho trovato difficoltà nel conciliare la profondità dell'opera di Cervantes con il balletto tradizionale, che in realtà si riduceva ad un divertissement basato su un singolo episodio della storia; grande coreografia, quella di Petipa, ma per alcuni versi lacunosa. Soprattutto per il trattamento superficiale che veniva riservato al protagonista, che secondo noi, merita maggiore presenza e rispetto». Quindi luci sul personaggio principale, sul suo disagio di vivere, sul bisogno di affidarsi all'istinto e soprattutto di combattere per la giustizia. «Quando si guarda un'opera d'arte - penso a un quadro, ma in realtà il concetto è sempre lo stesso per tutti i capolavori - prima di tutto bisogna toglierle la polvere: occorre osservarla, capirla e cercare di interpretarla, naturalmente sempre con grande attenzione e deferenza. Poi ci si lavora, si ripropone dal proprio punto di vista, dandole un'impronta caratteristica e soprattutto adeguandola al pubblico contemporaneo, senza intaccarne però lo spirito originale».
In questa versione prodotta a Cuba, che ha debuttato nel 1988, c'è quindi pieno rispetto dello stile e della coreografia di Petipa e Gorskij, ma con una spennellata di modernità. «Come del resto attualizzata è la tecnica classica della danza - insiste la Alonso - che deve saper soddisfare le particolari esigenze estetiche e culturali dell'epoca in cui vive, che insomma deve saper evolvere e cambiare, seppur sempre con arte, intelligenza e buon gusto».