L’anti-Montalbano concede il bis

«Giù dalla rupe», seconda indagine del commissario Porzio di Gery Palazzotto

Misteriosi cocci di terracotta che alludono a una enigmatica maledizione. Un pazzo che vaga per un’isola con una bicicletta come destriero. Una serie di omicidi senza colpevole che pare destinata ad allungarsi. Un investigatore che scopre il bandolo della matassa aggrappandosi a indizi minimi e quasi invisibili. Tutto in una notte, come nei film hollywoodiani. Solo che qui non siamo a Los Angeles, ma nell’isoletta di Rosmarino, pochi chilometri al largo di Palermo. L’investigatore non è un detective dell’hard boiled ma un commissario della polizia di stato di Palermo, strappato controvoglia alle sue vacanze. E, al suo fianco, c’è un manipolo di non arditissimi carabinieri messi in crisi da un’epidemia di dissenteria: tutta colpa di quei gamberetti avariati...
Alla sua seconda prova narrativa, Gery Palazzotto, 43 anni, cronista palermitano, scava ancora in una Sicilia per nulla folklorica. Una Sicilia di gente qualunque, il farmacista, l’edicolante, il barista, che però nasconde segreti inquietanti, volti sconosciuti. E dietro ai piccoli misfatti dei truffatori, degli usurai, delle adultere, miseri eroi di quest’isola senza eroi, affiora una violenza ancora più greve e primitiva. Come nel primo romanzo (Di nome faceva Michele), anche in questo Giù dalla rupe (Dario Flaccovio editore, pagg. 164, euro 13), l’eroe della vicenda è il commissario Giovanni Porzio. Anzi, «il commissario dottore Porzio, sbirro dalla nascita», un personaggio che ha scarsa fiducia nella bontà del genere umano. Una sorta di anti-Montalbano, se così si può dire. Che sta lì a ricordarci come i narratori siciliani oggi siano tanti e non tutti trovino il loro posto nel recinto un poco angusto e ormai di maniera dei pastiches linguistici del pur meritevole Andrea Camilleri.
Questa volta, a fianco del commissario Porzio c’è un maresciallo dei carabinieri, anche lui vittima della diarrea isolana, e in perenne vagabondaggio tra la scrivania e il bagno. Insieme, i due si addentrano nella strana notte dell’isola, intorno al cadavere di un uomo strangolato, abbandonato sulla sua poltrona, e a una donna, la giovane Maria, sulla quale sembra pendere la maledizione di una morte imminente. Commissario e maresciallo sembrano un poco Rick e il capitano Renault del film Casablanca, e un sapore di anni Cinquanta, con un retrogusto buonista, affiora a tratti nel loro rapporto di ruvida affettuosità. Ma sono solo brevi lampi di gentilezza. La notte dell’isola è una notte senza redenzione. E la soluzione del giallo, che emerge a sorpresa nella mente di Porzio all’ultimo minuto, non lascia illusioni sulla gentilezza del cuore umano. Forse, alla fine, il punto di vista più lucido è quello del pazzo in bicicletta, una sorta di fool shakespeariano in versione paesana, a cui ogni figura umana appare in forma di mostro.